I racconti di Keli

Gestisco “aggratis” una pagina aziendale su Facebook…

PIl buon Amedeo era da sempre stato un ragazzo volenteroso, estremamente ben educato e con una gran voglia di dare un proprio reale contributo alla società. Da buon capitalista (o almeno, da buon aspirante) il caro ragazzo si mise in cerca di un buon lavoro in cui mettere tutto il suo impegno e il suo senso civico, in modo da poter sfruttare appieno gli studi universitari portati avanti con diligenza e costanza.

Visto che la costanza premia sempre gli audaci, il destino si mise d’impegno a premiare la grande voglia di Amedeo di farsi strada nella società… e arrivarono i call center!

L’inizio fu anche abbastanza buono, visto che il caro ragazzo si mise d’impegno mettendo sul proprio “lavoro” tutta l’energia necessaria per portare avanti un certo tipo di attività, ma ben presto gli atteggiamenti imbarazzanti dei cosiddetti team leader (che lui soprannominava con affetto pelapatate, giusto per sottolinearne il grado di preparazione culturale) lo convinsero ad abbandonare questa strada.

Tanto qualcosa di meglio sarebbe comunque arrivato…

Cameriere, una cassa di un supermarket in periferia, barista, furono tanti i mestieri che Amedeo si ritrovò ad affrontare per iniziare la lunga scalata al successo, fino a quando… ecco, fino al momento della grande occasione.

Chi non ha avuto almeno una grande occasione nel corso della vita?! Magari non si è stati in grado di riconoscerla ed essa è sfuggita via, ma sempre di occasione d’oro si tratta. La grande occasione di Amedeo era rappresentata da un società impegnata nel settore dell’abbigliamento alla ricerca di un individuo che si occupasse della gestione della pagina Facebook aziendale.

Un lavoro stimolante, creativo, di un certo fascino, importante, visto che da tale attività dipendeva gran parte dell’eventuale destino dell’azienda stessa… sarebbe diventato in breve tempo una figura importante, un pezzo grosso del marketing, una figura professionale a cui i più giovani avrebbero guardato con ammirazione. Sì, forse un domani, ma per il momento la realtà parlava di una piccola scrivania in uno stanzino che era una via di mezzo tra un ripostiglio e la cella di un condannato all’isolamento.

Ma che diamine, pensò Amedeo, l’abito non fa il monaco.

Benvenuto nell’affascinante mondo del Social Media Marketing! Magico sì, ma fino a un certo punto…

Condividere i post e pregare qualche amico di fare lo stesso per aumentare la visibilità dei contenuti? Magari fosse stato così semplice. Amedeo si ritrovò a che fare con un mondo complicato, in cui un numero imprecisato di squali affamati cercavano di farsi strada divorando pezzi di comunicazione qui e lì, tutti con l’apparente verità nel taschino. Ma qual’era questa grande verità? Perché la sua “strategia” non dava i frutti sperati? La minaccia di licenziamento si allungò sul suo capo come un ombra maligna.

Amedeo non lo sapeva, ma per gestire una pagina Facebook erano richieste una serie di competenze di non poco conto, ma soprattutto erano richiesti investimenti per i contenuti principali, soprattutto alla luce delle recenti disposizioni del social network abituato a modificare l’algoritmo con una frequenza a volte insostenibile.

Non aveva mai sentito parlare di Advertising e di campagne pubblicitarie sul social, ma una volta prese le dovute informazioni si mise in tiro per presentarsi dal capo e richiedere il permesso di attingere ai fondi della società per creare alla buona queste campagne che avrebbero cambiato le carte in tavola.

Facile a dirsi, ma non aveva tenuto in conto del grado di conoscenza in merito del titolare dell’intera baracca, secondo il quale un vero specialista non avrebbe avuto bisogno di chiedere soldi alla società visto che sarebbe stato in grado da solo e aggratis di intercettare il traffico adeguato e di aumentare la visibilità del Brand.

Insomma, Amedeo era andato nell’ufficio del capo per chiedere un investimento mirato per una campagna realizzata per sponsorizzare al meglio i nuovi sconti sui capi estivi, e invece ottenne ben altro.

Ciò che Amedeo aveva guadagnato grazie alla sua parlantina (assente) e grazie alla sua prorompente personalità (paragonabile a quella di uno dei personaggi di Woody Allen) era il compito di trovare un Web Provider nuovo visto che il capo era scontento dell’attuale, visto che il sito web era lento in modo insopportabile, in grado di fornire un hosting veloce per migliorare questa particolare situazione da cui dipendeva il destino dell’azienda, una responsabilità non da poco… ovviamente non riconosciuta in termini economici.

Per quel che riguardava l’attività social, se la sarebbe dovuta cavare da solo, con le sue forze, ma di investimenti non se ne poteva nemmeno discutere. Queste erano le direttive, e basta!

Pensate forse che Amedeo si sia fatto prendere dalla disperazione? Assolutamente no, anzi prese il toro per le corna come si suol dire e giunse a notevoli traguardi: la pagina Facebook dell’azienda fece registrare un record negativo in merito alle interazioni, cosa che convinse il titolare a eliminare del tutto la pagina e a puntare su Twitter.

Fortuna volle che Amedeo fosse ben disponibile a gestire questo nuovo profilo al posto di quello di Facebook, ovviamente con una paga ridotta e con la promessa di un immediato licenziamento al minimo accenno di calo.

Si può dire che Amedeo aveva appena iniziato ad affacciarsi nel mondo dorato del capitalismo e del marketing digitale, e ne era rimasto talmente abbagliato da arrivare in certi momenti a desiderare di emigrare nelle isole Fær Øer per fare il pescatore. Avrebbe avuto meno timore ad affrontare uno squalo affamato che non un hashtag cui correre indietro.

Keli

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