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I “webmaster italiani” spammano, parola di Google. Ma…

Google avrebbe scritto all’interno della guida per webmaster in italiano un riferimento esplicito alla pratica di article spinning (generazione massiva di articoli al solo scopo di alterare i posizionamenti sul motore di ricerca): effettivamente andando a vedere il link ufficiale ci accorgiamo che le cose, al momento in cui scriviamo, stanno proprio così. La segnalazione iniziale è stata di Valerio Notarfrancesco su Google Plus, immediatamente rimbalzata da un post sul forum di Taverniti: in esso si riportava una pagina relativa alla guida ufficiale di Google (“Consigli di Google sull’uso di siti per l’invio di articoli al fine di generare backlink”) che riportava testualmente un riferimento ai webmaster italiani ed alla loro consuetudine (confermata evidentemente da dati interni o semplici congetture) “di escogitare metodi semplici per generare veloci backlink per i loro siti“.

Di seguito viene riportata una screenshot della pagina ad oggi:

Schermata 2013-11-07 alle 11.13.03

Ad un certo punto come si vede, precisamente la mattina del 4 novembre 2013, qualcuno ha corretto il post e cancellato la parola “italiani“, aggiungendo una nota a piè di pagina che, come spesso accade, dice tutto senza dire in realtà nulla di nuovo.

Eccola qui:

Schermata 2013-11-07 alle 11.13.54

Cosa significa tutto questo? Se non ci fosse stato il refuso, in effetti si sarebbe trattato di un vero e proprio “atto d’accusa” contro i webmaster italiani, in ragione del fatto che nelle versioni tradotte non era presente “i webmaster francesi” o quelli inglesi o tedeschi. Per cui questo sembra suggerire una cosa piuttosto precisa, al di là di vari nazionalismi o prese di posizioni troppo personalistiche: è un dato di fatto che l’article spinning è un abuso molto diffuso in ambito SEO italiano, siamo a conoscenza di almeno un paio di casi piuttosto gravi di situazioni di questo tipo e sappiamo pure, per esperienza diretta, come possa essere complicato uscirne indenni.

Molti SEO, al di là di tutto, concepiscono le strategie di link building come due esclusive opzioni:

  1. inserire articoli o comunicati stampa con anchor text coincidenti con la chiave di ricerca da ottimizzare;
  2. alla meglio, postare commenti su blog tematici linkando il proprio sito e firmandosi con la chiave in questione.

Trovo che, in generale, questo genere di approccio – oltre che scorretto – sia gravemente limitativo, tanto che potrebbe essere affidato a strumenti automatici per farlo: eppure in questo modo i benefici si vedranno esclusivamente nel breve periodo, costringendo i consulenti a lavorare il triplo nel lungo periodo per scansare penalità e varie segnalazioni di scorrettezze.

Altri modi corretti di fare link building, in effetti, riguardano:

  1. la creazione di community tematiche;
  2. la segnalazione dei prodotti sui vari comparatori di prezzi;
  3. l’inserimento dei siti all’interno di directory valide;
  4. l’utilizzo dei guest post come veicolo informativo sul tema;
  5. la realizzazione di strategie di link baiting che procurino spontaneamente i backlink;
  6. la creazione di FAQ e tutorial molto corposi che portino visite interest-based nel breve periodo.

Al di là del fastidio, legittimo, nell’essere additati come se fossimo gli unici spammer d’Europa, il ragionamento non quadra: i primi a dare il buon esempio dovremmo essere noialtri.

 

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