Intervista ad Alessia Martalò, tra ottimizzazione SEO e HTML

Rieccoci puntuali con una nuova intervista sul nostro blog, un appuntamento fisso che portiamo avanti da diversi mesi per scoprire i segreti dei grandi professionisti del web. Possiamo dire con orgoglio che nel corso dei mesi ne abbiamo intervistata di gente in gamba e ricca di talento e ingegno, basti pensare a personaggi come Francesca Borghi, Francesca De Pascalis e Riccardo Esposito, giusto per citarne qualcuno.

L’ospite di oggi è Alessia Martalò, SEO Specialist che lega a perfezione la propria creatività con una base di conoscenze del settore informatico davvero incredibile. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Alessia in merito alla SEO, al linguaggio HTML a come sia importante scegliere un hosting adatto e molto altro ancora.

Sono Alessia Martalò, lavoro come consulente SEO freelance e mi occupo di web praticamente da sempre! Ho iniziato molti anni fa studiando l’HTML e mettendo su i miei primi siti web per farmi le ossa.

Proprio così! Ho deciso di laurearmi in Informatica perché i computer mi hanno sempre affascinato e in effetti questo Corso di Laurea mi ha dato la forma mentis per affrontare qualsiasi tipo di problema. Metodo, ragionamento scientifico ed empirismo. Caratterialmente, invece, sono piuttosto creativa e mi piace affrontare i problemi da diversi punti di vista, per cui devo dire che le due cose si bilanciano abbastanza bene.

Il codice dovrebbe essere innanzitutto pulito ed essenziale. Anche in questo caso vale il detto “Less is more” o, per dirla in altri termini, “KISS” (Keep It Simple and Stupid). Dal punto di vista dell’ottimizzazione SEO, i parametri sicuramente più importanti sono meta title, URL, tag H1 e H2 e ovviamente i testi che, però, hanno a che fare più che altro con il content marketing. Meriterebbe un approfondimento anche Schema.org che non è altro che il meccanismo attraverso cui Google prova a interpretare meglio i siti web e il loro contenuto.

Google sicuramente mira a fornire un servizio sempre più personalizzato e focalizzato sui reali bisogni dell’utente. Ne sono un esempio la local search e le chiavi geolocalizzate e, più di recente, l’algoritmo Rank Brain che ha lo scopo di interpretare nel modo più opportuno le ricerche dell’utente, soprattutto se di tipo long tail.

Nel prossimo futuro, molto probabilmente, gli algoritmi di Google miglioreranno ulteriormente e, a mio parere, in direzioni diverse: in primis, si cercherà di combattere ancor più efficacemente gli spammer così come le tecniche SEO di tipo black hat, e in secondo luogo si cercherà di dare risposte sempre più precise e immediate, come del resto è già possibile con il knowledge graph (e per capire di cosa parlo basta digitare su Google “capitale Argentina”).

Dopo aver individuato le chiavi migliori su cui lavorare, occorre verificare quali sono i propri competitor diretti. Una volta fatto ciò, occorre analizzare ognuno di essi, partendo in primis dallo snippet (per esempio analizzando la meta description, molto utile per aumentare il CTR), e in seguito esaminando il sito web alla ricerca di eventuali punti deboli da poter sfruttare opportunamente. Si possono utilizzare, poi, forum e blog di settore per capire quali sono i reali bisogni – e le richieste – degli utenti, per trasformarli al volo in opportunità di business.

Il Rank Brain, a mio parere, va in questa direzione. Vero è che si tratta di un algoritmo che lavora soprattutto con le long tail e che analizza nel dettaglio le parole della query per comprendere le intenzioni dell’utente, ma più in generale Google sta mostrando molta sensibilità verso questo tema. Ecco perché in linea di massima è meglio evitare di fornire al cliente, in fase di preventivo o contratto, chiavi di ricerca ben precise ma piuttosto argomenti o tematiche perché, d’altra parte, anche le anchor text esatte sono molto rischiose e andrebbero del tutto evitate.

Secondo la mia esperienza, i controlli da fare immediatamente riguardano la struttura del sito. Utilizzando Screaming Frog, o un altro tool di audit SEO, è possibile valutare eventuali criticità, riguardanti per esempio tag H1 duplicati o meta title mancanti. Molto importante anche il controllo sui contenuti duplicati. Mi è capitato in diverse occasioni di avere a che fare con siti interamente duplicati per errori nei redirect da https a http o nella versione con o senza www.

Indubbiamente il plugin Yoast SEO, per chi ha a che fare con l’ottimizzazione di testi, è molto utile. Attenzione però a non prendere alla lettera tutte, ma proprio tutte, le sue direttive! In molti casi si tratta di indicazioni utili che vanno però interpretate in relazione al caso specifico.

Per esempio, la keyword density non è strettamente vincolante: non è più sufficiente ripetere per un tot di volte, all’interno del testo, la parola chiave, ma è necessario utilizzare, per esempio, chiavi correlate dando luogo a testi estremamente naturali. Il plugin Yoast SEO, poi, permette di ottimizzare in maniera immediata le pagine di categoria, tra le altre cose, e rappresenta a mio parere uno dei plugin SEO più importanti in assoluto.

Così come è importante investire in servizi SEO di qualità, senza mirare esclusivamente ad ottenere un prezzo stracciato, è decisivo affidarsi ad hosting affidabili, che sappiano garantire una fault tolerance ottimale e, soprattutto, un tempestivo intervento in caso di problemi, anche non dipendenti dall’hosting stesso.

Non possiamo far altro che ringraziare Alessia Martalò, una vera fucina di idee da cui possiamo trarre tanti vantaggi.

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