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Frequenza di rimbalzo: cos’è e come raggiungere quella ideale

Per controllare l’andamento di un sito web, sul quantitativo di traffico e la sua provenienza, si usano strumenti come Google Analytics. Qui si trovano tutte le informazioni in merito a quanto avviene su un sito, scandagliando in maniera specifica gli utenti che sono entrati sul sito e che tipo di azioni hanno fatto. Com’è facile intuire, queste informazioni sono fondamentali per verificare che il lavoro svolto stia portando i suoi frutti, o se invece sarebbe il caso di apportare qualche modifica. Su Analytics ci sono tante metriche da tenere d’occhio, ma una in particolare attira l’attenzione (e spesso le preoccupazioni) di SEO Specialist, Copywriter e Web Designer. Stiamo parlando della frequenza di rimbalzo.

Cos’è la frequenza di rimbalzo su Google Analytics

In questo articolo vogliamo fornirti alcuni suggerimenti per arrivare ad avere una frequenza di rimbalzo ideale, che comporta una serie di notevoli vantaggi. Ma prima di addentrarci nei meandri dei consigli operativi, diamo una definizione iniziale da cui partire.

Per sapere cos’è la frequenza di rimbalzo (in inglese bounce rate), che ricordiamo ancora è una metrica che trovi su Analytics, riportiamo direttamente la definizione fornita da Google:

La frequenza di rimbalzo è il rapporto tra le sessioni di una sola pagina divise per tutte le sessioni o la percentuale di tutte le sessioni sul tuo sito nelle quali gli utenti hanno visualizzato solo una pagina e hanno attivato una sola richiesta al server Analytics.

Come migliorare la frequenza di rimbalzo

Raggiungere una frequenza di rimbalzo ottimale è uno degli obiettivi primari non solo dei SEO, ma di tutti i professionisti che devono gestire un sito web. Una frequenza di rimbalzo troppo alta significa che gli utenti entrano sul sito e vanno via subito dopo, senza nemmeno il tempo di visitare un’altra pagina. Questo è un disastro per chi investe tempo e denaro nel proprio sito, pensiamo per esempio alle aziende o ai negozi e-commerce che vendono prodotti online. Una frequenza di rimbalzo alta (sopra il 90%) è un problema anche per i blog, perché significa che gli utenti non leggono i contenuti e “rimbalzano” subito fuori dalla pagina.

Tutto dipende dall’obiettivo iniziale, ma se prendiamo in considerazione uno scenario standard in cui si vuole far restare gli utenti sulle pagine del sito, allora bisogna fare in modo di abbassare la frequenza di rimbalzo. Nei prossimi paragrafi una serie di consigli per avere una frequenza di rimbalzo bassa, fermo restando che (in media) una buona percentuale di bounce rate per un sito web si aggira tra il 30% e il 70% circa.

# Velocità di caricamento

Col passare degli anni Google ha dato sempre maggiore importanza alla velocità di caricamento di un sito, rendendolo uno dei principali fattori di ranking. Un sito lento avrà inevitabilmente una frequenza di rimbalzo alta, perché gli utenti andranno via subito, esasperati dalla lentezza delle pagine. Comprimere le immagini presenti sul sito è una buona pratica, ma non basta. Quello che serve per avere prestazioni elevatissime è puntare su un servizio web hosting di qualità.

Per avere un’idea precisa sulle performance del tuo sito e sui fattori che possono determinare un rallentamento, si consiglia di utilizzato lo strumento Google PageSpeed Insights.

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# Titoli e meta descrizioni accurate

Il lavoro svolto sui tag title e le meta description delle pagine del sito è un lavoro molto delicato. Il titolo e la descrizione devono effettivamente riflettere quello che l’utente troverà poi sulla pagina. L’utente che arriva su una pagina del sito e trova informazioni che centrano poco e niente con il titolo e la descrizione, allora uscirà subito dalla pagina. Così facendo, la frequenza di rimbalzo resterà sempre troppo alta. È importante quindi fare un lavoro accurato di ottimizzazione di tag title e meta description per ogni pagina.

# Inviti all’azione chiari

Ogni pagina di un sito web ha un suo “obiettivo”, che può essere il link verso un’altra risorsa o un pulsante per avviare la fase di acquisto di un prodotto. Queste call to action dovranno essere ben visibili, facilmente individuabili dall’utente. Una volta raccolte le informazioni, il visitatore dovrà infatti avere la possibilità di arrivare in maniera rapida a concludere l’azione che ha in mente (per esempio, l’acquisto del prodotto, l’iscrizione alla newsletter o l’invio della richiesta di preventivo).

# Ottimizzazione sul mobile

Ormai gran parte della navigazione online avviene tramite smartphone, perciò un sito non ottimizzato per il mobile parte inevitabilmente svantaggiato rispetto ad altri. Con un design responsive, il sito avrà la capacità di “adattarsi” alle dimensioni dei diversi device, apparendo così perfettamente visibile su ogni dispositivo. Questo è un fattore determinante. Google premia soprattutto i siti che si vedono bene su mobile. Se il tuo sito non è responsive, allora l’utente che arriva tramite mobile lo abbandonerà entro un paio di secondi. Ed ecco che la frequenza di rimbalzo continuerò a essere troppo alta.

# Cura dell’aspetto grafico del sito

Le persone che navigano su internet hanno poco tempo e meno ancora ne concedono ai siti. Se il tuo sito si presenterà all’utente con un aspetto non curato e poco professionale, il risultato sarà inevitabile: l’utente andrà via subito, e probabilmente non tornerà più. La cura dell’aspetto grafico del sito è una componente imprescindibile. Mantenere una certa continuità (per non mandare in confusione gli utenti, disorientati dal vedere un sito sempre diverso), ottimizzare ogni singolo elemento, puntare sulla semplicità e rendere ben visibili le call to action. Un tipo di lavoro che, se non si hanno le competenze richieste, è meglio affidare a un professionista della grafica web.

Lettura consigliata: scopri quali sono le differenze tra Web Designer e Graphic Designer.

# Link di scarsa qualità da altri siti

Hai messo in atto tutti i suggerimenti e, nonostante tutto, la frequenza di rimbalzo continua a essere molto alta. Una possibile causa va individuata nel fatto che probabilmente alcuni siti esterni stanno inviando verso il tuo sito dei link di scarsa qualità. Potrebbe trattarsi di link con anchor text che non coincidono per nulla con quello che è presente nella pagina del sito, con l’utente che andrà via immediatamente perché non trova quello che sta cercando. In tal caso, si consiglia di contattare il proprietario del sito per richiedere la modifica dell’anchor con una versione che sia inerente con quello che è presente sulla pagina linkata. Ci sono poi siti internet che difficilmente si possono contattare, da cui però continui a ricevere questi link che portano solo traffico non in target. In tal caso, si consiglia di rifiutare questi link tramite lo strumento disavow di Google.

Lettura di approfondimento: scopri come eliminare i backlink tossici con SEMrush.

Qual è la frequenza di rimbalzo ideale?

Quando si parla di frequenza di rimbalzo ottimale bisogna sempre tenere in considerazione la tipologia di sito internet. Non è possibile, infatti, dare una soglia precisa che sia valida per ogni tipo di attività digitale. Tutto dipende da che tipo di sito si sta gestendo, su quale sia l’obiettivo e il tipo di pubblico che si cerca di agganciare.

Volendo dare delle soglie di riferimento, si può dire che per un blog una frequenza di rimbalzo che sia al di sotto dell’85% può già essere considerata discreta. Per quel che riguarda invece un e-commerce, una soglia di bounce rate auspicabile si aggira intorno al 30%. Più in generale, i siti internet hanno un range di riferimento che va dal 30% al 70%, come già scritto in un paragrafo precedente. Entro questi parametri, la frequenza di rimbalzo può essere considerata buona.

Per concludere

La frequenza di rimbalzo è uno di quei parametri da tenere sempre d’occhio e da cui puoi capire se stai gestendo bene il tuo sito o se invece ci sono delle problematiche da risolvere.

Con i servizi di hosting forniti da Keliweb puoi risolvere definitivamente una delle cause che comportano una frequenza di rimbalzo alta: le prestazioni del sito.

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