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Digital Economy: la corsa dei Brands alla digitalizzazione

A volte, con affetto, guardo indietro per cercare di ricordare da dove siamo partiti e per capire se la strada intrapresa sia stata quella corretta o no. Ricordo, dunque, quel 1995 in cui, di fatto, nacque Internet.

Attaccato al mio “Pentium” c’era un modem 56K che, attraverso il suo inconfondibile “rumore” modulava faticosamente per cercare la connessione verso il Nuovo Mondo Digitale.

Eravamo finalmente (quasi) tutti connessi, almeno fino a che ad un famigliare non serviva il telefono di casa. In quel caso dovevi staccare, attendere e modulare di nuovo … ma questa è altra storia J

Questa innovazione, con tutti i limiti correlati, divenne utile e fondamentale all’interno di un processo produttivo digitalizzato più ampio e in continua evoluzione ma, tuttavia, non compreso ed accettato da chiunque

Ad eccezione di giovani cresciuti a cavallo di quel periodo, gli adulti dell’analogico come i nostri genitori, la vecchia guardia, coloro che erano titolari d’impresa e aziende, non sono mai stati inclini ad accettarlo, comprenderlo e sfruttarlo.

In gergo piemontese si dice – “Mentalità da vecchia boita.”

D’altronde la storia insegna, ogni cambiamento è sempre stato osservato con diffidenza e timore; ciò nonostante era ancora possibile decidere da che parte stare, se adeguarsi alla nuova digitalizzazione o se rimanere stoicamente al palo.

Oggi, decisamente no, non puoi permetterti più austeri ragionamenti perché, al contrario, la digitalizzazione fissa i nuovi obiettivi e le nuove vie da percorrere sia in ambito personale che produttivo.

Si parla, dunque, di Economia Digitale o Digital Economy ed è più che un delitto non adeguarsi.

Cosa s’intende per Economia Digitale o Digital Economy?

Cercando di essere semplici e comprensibili, per Economia Digitale o Digital Economy, s’intendono tutte quelle attività produttive e di interscambio sociale che si avvalgono di strumenti informatici come ad esempio:

  • Big Data;
  • Hardware;
  • Software;
  • Network;
  • Etc.

Un concetto globalizzante dunque che, di fatto, fece la sua comparsa già nel fatidico 1995 (di cui sopra) quando Don Tapscott nel suo libro “The Digital Economy: Promise and Peril in the Age of Networked Intelligence” ne iniziò a parlare.

Per ambito di competenza e per argomento di questo post, è bene precisare che la Web Economy (che ci interessa da vicino) ne è parte integrante e più specifica.

Qual è la situazione dell’Economia Digitale in Italia?

Se cerchi qualche informazione, cosa c’è di meglio di una ricerca sull’enciclopedia digitale per eccellenza, ovvero Wikipedia? Ecco, provate a cercare Digital Economy!

L’Italia, in generale, è talmente indietro come evoluzione digitale che non esiste neanche una pagina in lingua corrente che spieghi questo argomento. Cercando conforto in statistiche e dati, diventano rilevanti quelli del Digital Economy and Society Index della Commissione Europea, organo primario in tal senso, che hanno impietosamente messo l’Italia in una pessima posizione fra le proprie concorrenti europee sia per quanto riguarda le competenze digitali ad personam sia per quelle prettamente più operative di business.

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Nonostante la generazione nata “digitale”, gli skills personali italiani sono basilari e quasi esclusivamente a scopo goliardico.

Si torna al discorso iniziale in cui si raccontava che le vecchie generazioni prediligevano il mondo analogico. Oggi, infatti, solo il 10% delle PMI usano e sfruttano la digitalizzazione per scopi economici come ad esempio un e-commerce e, dato ancor più allarmante, poco più del 30% degli utenti acquista ed interagisce online.

Diventa chiaro, quindi, che il retaggio italiano è piuttosto austero e non incline a repentini cambiamenti anche ed a discapito di adeguamenti globalizzanti come quello della Digital Economy.

Adeguarsi cercando il trait d’union ottimale tra la “vecchiaeconomia e quella nuova, diventa secondario e, alle volte, neanche considerato.

Va anche detto che la mancanza di una cultura corretta sia anche e soprattutto da attribuirsi alla scarsità di risorse in tal senso e, altresì, c’è da rilevare che il Ministero per l’Innovazione Digitale (Mid) si sia già mosso per colmare queste lacune attraverso un piano d’azione che dovrebbe (condizionale è d’obbligo) portare l’Italia ad alti livelli entro il 2025.

Perché è importante investire sulla Digital Economy o meglio sulla Web Economy?

Ragazzi, la risposta è semplice quanto mai scontata.

Ai miei potenziali Clienti, prima di effettuare l’analisi strutturale e SEO del loro progetto web, dico sempre –“Oggi, non basta più SOLO esserci. Devi essere trovato e devi essere attendibile, competente e utile.”-

Questa risposta sintetizza bene la necessità e l’importanza di investire sulla propria digitalizzazione sia in termini di skill personali che in ottica di obiettivi professionali.

La sola presenza online, ammesso che tutti la abbiano (e non è così), è sintomatica del trend culturale italiano dove l’adeguamento è sottovalutato e/o poco professionale.

Mentre prima il nuovo orientamento era una novità per tutti ma al contempo prerogativa solo dei più temerari, curiosi e progressisti e il margine di scelta era esiguo, oggi il quadro clinico è completamente diverso.

La sostenibilità economica di un Brand non solo passa da un adeguamento digitale ma ne deve trarre anche benefici oggettivi.

Oltre a questo, c’è da tenere conto della globalizzazione sociale che porta in seno esperienze oltreconfine allargando il potenziale raggio d’azione di una realtà produttiva.

Quindi, è impensabile continuare a mantenere, in modo leopardiano, una visione imprenditoriale così limitata e limitante; serve superare la siepe, servono adeguamenti, skills ed infrastrutture che possano sorreggere e garantire un ROI (Return Of Investment) perfetto.

Purtroppo, stiamo vivendo una fase storica critica che ha messo a nudo tutte le inadeguatezze confermate dai dati soprariportati.

Il COVD-19 è un problema globalizzato che ha scosso l’intero Pianeta non solo da un punto di vista sanitario. Il danno economico globale è stato impressionante, generalizzato e dal quale si sono salvate (per modo di dire) solo quelle realtà già completamente immerse in questo processo di digitalizzazione.

Il restante o è crollato inesorabilmente o è corso immediatamente ai ripari; come, in che modo?

Semplicemente abbracciando metodi, terminologie funzionali ed operative proprietarie di realtà estere come lo Smart Working, adeguamenti digitali come la PEC e le Fatture Elettroniche e puntando su un prodotto altamente professionale e digitale; di fatto riversando il proprio business quasi completamente online con una promessa che quel “quasi” sparisca a breve.

Ecco spiegato l’incremento esponenziale di un mercato commerciale sempre più elettronico, ecco spiegato tutto quel marketing che punta ed accompagna gli utenti la dove possono andare ora: online.

Pensate alla pubblicità di Amazon che, anzitempo, ti suggerisce di acquistare oggi i regali del prossimo Black Friday.

Un caso? Certo che no e questi sono i motivi:

  • L’impossibilità di uscire di casa;
  • L’impossibilità di recarsi fisicamente presso il negozio desiderato;
  • L’inesorabile avanzata del commercio elettronico;
  • La lungimiranza di prevedere un massivo quantitativo di ordini e quindi, possibili ingorghi e ritardi sulle consegne se effettuate all’ultimo momento.

Cosa suggerisce questo?

  • Ci indica il trend attuale e futuro;
  • Ci indica che sempre più utenti stanno imparando ad acquistare online.

I Brands, quindi, non solo sono avvisati ma oltremodo obbligati ad adeguarsi per sopravvivere e prosperare.

Come si può investire sulla Web Economy?

Il primo step, verso un roseo futuro digitalizzato, è senza dubbio quello propedeutico a prendere coscienza di questo passo necessario e secondo, per importanza, solo a quello mosso sulla Luna cinquantun anni fa.

Lo step successivo è sicuramente di capire il proprio budget, dato quanto mai utile per poter stimare e pianificare i relativi investimenti.

Presa coscienza e fatto i conti con il proprio conto corrente, occorre rivolgersi a professionisti certificati.

Ricordo a tutti che affidarsi a realtà improvvisate e/o non professionali, determina si un risparmio nel breve periodo ma anche un pessimo ROI (Return Of Investment) con probabile tracollo finale.

In buona sostanza risparmio non è sinonimo di guadagno.

L’obiettivo è creare un’infrastruttura interna digitale e, al contempo, generare un’identità online del proprio Brand così forte da essere facilmente identificabile come referente del proprio settore.

Il Brand non deve FARE QUALCHE COSA PER ESSERCI ma FARE QUALCHE COSA PER OTTENERE!

In tal senso, la cultura digitale va rivista ed adeguata secondo le necessità del mercato e secondo linee guida tecnico-pratiche che solo un professionista sa offrire.

Un pratico esempio può essere tratto da quelle attività commerciali, non ancora completamente digitalizzate ma che, complice questa pandemia, si stanno attrezzando per diventarlo partendo dalla fornitura di servizi mai attuati prima come, ad esempio, le consegne a domicilio.

Il flusso produttivo dello sviluppo digitale di un Brand

A carico del Brand

  • Adeguamento infrastrutture interne (hardware e software) ed esterne (Smart Working);

Fornitore di servizi CLOUD

  • Fatturazione elettronica;
  • Posta elettronica;
  • Posta certificata;
  • Sicurezza delle infrastrutture;
    • Hosting Web PROFESSIONALE CLOUD.

Web Identity Manager

  • Identità PROFESSIONALE Web.
    • Analisi strutturale e SEO del Sito Web se in essere;
    • Sviluppo e realizzazione di un Restyling o di un nuovo Sito Web PROFESSIONALE;
    • *Implementazione all’occorrenza dell’e-commerce;
    • Customizzazione del Sito Web PROFESSIONALE;
    • Ottimizzazione del Sito Web PROFESSIONALE con servizi CDN;
    • Messa in sicurezza del Sito Web con servizi firewall in CLOUD;
    • Ottimizzazione del Sito Web per Mobile;
    • Gestione Social e Mail MARKETING;
    • Ottimizzazione SEO per e-commerce;
    • Indicizzazione SEO;
    • Manutenzione ed analisi mensile SEO;
    • Supporto annuale PROFESSIONALE.

*Sul punto 3 vanno fatte doverose riflessioni.

Fermo restando che sia vivamente consigliato lo sviluppo di un commercio elettronico, di fatto quindi di virare il proprio metodo di vendita puntando anche e soprattutto online, è intuibile che non sempre sia possibile crearne uno nell’immediatezza dell’azione (problemi logistici, prodotti particolari, etc.)

È pur vero il contrario, cioè che potenzialmente qualsiasi prodotto può essere venduto online.

Le cinque parole della e per la Web Economy

Detto ciò, a prima vista, di quegli elenchi cosa salta agli occhi?
Secondo me le parole: HOSTING, PROFESSIONALE, CLOUD, MARKETING e SEO … sbaglio?!

Dai l’ho fatto apposta, sono evidenti e non casuali J

In queste cinque parole è racchiuso tutto il processo di digitalizzazione che un Brand dovrebbe sostenere.

Le soluzioni Cloud per la Web Economy

Ora, come detto poco sopra, il Brand deve affidarsi solo a Partner Professionali e Certificati. Considerando tutti i punti di sviluppo sopra citati, il problema sarebbe trovare differenti fornitori in grado di collaborare e lavorare all’unisono.

La buona notizia è che, fortunatamente, esistono realtà in grado di garantire supporto e soluzioni professionali per tutto il processo produttivo.

Una su tutte, la soluzione unica in Cloud fornita da Keliweb (scopri quali sono i vantaggi del Cloud), indiscusso Leader di settore, che prevede fra le tante attività:

  • Servizi per la Fatturazione Elettronica;
    • Gestisci le tue fatture in modo semplice e intuitivo;
    • Invia e ricevi le tue fatture elettroniche a Imprese, Pubblica Amministrazione e privati direttamente online.
  • Rete di server CDN;
    • Massima velocità per il tuo sito;
    • I contenuti del tuo sito disponibili al TOP in tutto il mondo
  • Server Dedicati;
    • Performance ai massimi livelli;
    • Un intero server completamente dedicato al tuo sito.
  • Pubblica amministrazione.
    • Soluzioni hosting dedicate
    • Servizi realizzati e ospitati su server con IP italiano.

Inoltre, il pensiero di poter contare su un unico fornitore non è cosa da poco, pensaci bene. In primo luogo, avrai un solo referente e, in seconda battuta, otterrai un guadagno netto in fatto di velocità di implementazione di tutti i servizi.

La Web Identity nella Web Economy

Come ho precedentemente sintetizzato, il trend utente, seppur non a grandissimi livelli in Italia, è quello di usare la rete per cercare e trovare risposte credibili ed autorevoli a domande o necessità.

Questo processo avviene sempre di più attraverso ricerche semantiche e vocali su dispositivi mobili.

In termini di Web Identity, quindi, è chiaro già da molti anni che il Brand deve essere in linea con le specifiche della digitalizzazione culturale affinché venga trovato, consultato e scelto.

Gli utenti ricercano solidità e certezze quando navigano online e così, quando “capitano” su un Sito Web, se non le trovano passano oltre.

Pensateci bene ragazzi. Acquistereste su un Sito Web di dubbia fattezza, confusionario e/o sconosciuto?

La risposta è sicuramente NO!

Come curare, dunque, la propria Identità Digitale in rete, diventando credibili ed autorevoli?

Non ci sono scorciatoie, non esistono facilitazioni ed il prezzo per un prodotto Professionale è elevato ma, al contempo, in grado di garantire un ROI (Return Of Investment) corretto. Un Sito Web Professionale, infatti, deve rispondere a parecchie specifiche tecniche e regole globali che i colossi come Google stabiliscono forzosamente e che un Professionista Certificato è in grado di implementare e garantire.

Per concludere

Prima di chiudere l’argomento, volevo lasciare un doveroso ringraziamento al mio partner Keliweb per l’opportunità di questo post.

Mi occupo di Web Identity Management da oltre 25 anni e, quindi, oltre ad augurarmi di esserti stato utile, ti invito a consultare dettagli il mio Sito Web dove potrai ottenere supporto e soluzioni per gestire ed ottimizzare la Web Identity del tuo Brand.

A presto e buon lavoro.

Gian Luca Partengo

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