E-Commerce

Situazione delle aziende italiane nel commercio elettronico

Vediamo quali sono le ultime buone e le cattive notizie dal mondo del commercio elettronico italiano. A febbraio 2019 in Italia le vendite B2C online sono cresciute annualmente in media del 17,5%1, in linea col trend degli ultimi anni e coerente con la domanda (+16%)2. Di contro nemmeno la grande distribuzione riesce a reggere la concorrenza dello shopping online, registrando un calo delle vendite che raggiunge il picco del -3,2% per gli ipermercati.

I dati da cui partiamo sono chiari e ci offrono una visione oggettiva di come siamo messi, noi italiani, rispetto al Digitale: solo il 12,1% vende online.

Il 10,7 % del fatturato di queste aziende, che hanno canali di vendita sia online, sia offline, proviene dal web.

Il 71,4% ha un sito aziendale.

Ora, il restante 28,9%, che sia un commerciante o un professionista, se non ha almeno un sito istituzionale, per il resto del mondo formalmente non esiste proprio.

Da notare è l’apporto significativo, dato dagli intermediari per l’eCommerce o aggregatori, come eBay, Amazon e altre piattaforme. Il 64,1% delle imprese che nel 2017 hanno venduto via web (53,8% nel 2016), ha utilizzato almeno un marketplacee il 50,2% (39,1% nel 2016) ha realizzato almeno la metà del fatturato via webtramite intermediari. Nel 2018 è sorprendente che gli aggregatori siano cresciuti, di fatto, a un tasso superiore rispetto alla media del mercato (+25%) a generare il 43% del fatturato online totale.

Questo esprime la naturale evoluzione di un commercio elettronico: l’approccio e l’esperienza sui marketplace forma e matura le competenze, la logistica, il servizio clienti e testa soprattutto i mercati e, specialmente in ambito internazionale, li inserisce nel mondo dell’eCom nel modo più rapido, facile ed economico possibile, con risultati superiori rispetto alla media. Vero è che, tra questi player, ci sono commercianti che utilizzano la piattaforma per la vendita di prodotti propri, quindi non si possono considerarsi piattaforme semplicemente costituite dall’unione di merchant.

Dal marketplace è quindi normale passare a un sito di eCommerce proprietario, per promuovere il brand e la fidelizzazione della clientela. Questo vale specialmente per i produttori, meno per i retailer che, per emergere, devono fare leva sui loro servizi esclusivi come USP (unique selling proposition).

A conferma del trend positivo degli ultimi anni, si è registrato che nel 2018 crescono ancora, arrivando al 55,9%, gli internauti che acquistano online (erano il 53% nel 2017); il 43,9% di chi non ha acquistato negli ultimi 3 mesi, ha comunque cercato informazioni su merci/servizi e/o venduto beni in rete.

Le prospettive del commercio elettronico, tralasciando il settore servizi che, nello scorso anno, ha avuto incremento ridotto (+7%), rispetto ai prodotti (+23%), prevedono, già da un paio di anni, grandi potenzialità nell’ambito food&grocery. Il mercato inizia ad essere più maturo, la logistica si è sviluppata e il mondo dei corrieri ha migliorato servizi e performance, tanto da permettere consegne in tempi rapidi su tutta la nazione e, non ultimo, conservazione corretta del cibo, soprattutto del fresco.

Gli italiani quindi acquistano sempre più online, ma quale device utilizzano principalmente? Il desktop nel 62% dei casi, mentre il meno utilizzato è il tablet nel 7% delle transazioni. Significativo è il dato mobile: in Italia il 31% delle vendite online passa da questo canale. Se facciamo un confronto con il 57% degli utenti eBay, che a livello mondiale, acquista dallo smartphone1, possiamo giustificare questo dato con almeno tre motivi. Uno perché eBay è conosciuto da quasi 25 anni e l’utente ha fiducia e sa come funziona. Il secondo è che è mobile friendly in maniera spinta, anzi ha una app dedicata e i radicali cambiamenti richiesti ai seller, di uniformarsi a nuove regole imposte negli ultimi due anni, sono stati espressione di strategia per facilitare la fruizione del sito proprio in mobilità. L’altro motivo è che la User Experience è la filosofia quotidiana per gli sviluppatori della piattaforma e non finiscono mai di implementarla, come dovrebbero sollecitare tutti i bravi responsabili di eCommerce propri.

Approfondimento di Scuola E-Commerce: i termini da conoscere per lavorare nel commercio elettronico.

È tuttavia ancora troppo ampio il divario tra grandi e piccole imprese nel livello di digitalizzazione (Digital intensity indicator). Elevati livelli (“Alti” o “Molto alti) sono presenti nel 44,0% delle imprese con almeno 250 addetti e solo nel 12,2% delle imprese da 10 a 49 addetti. 3

Di queste aziende che hanno creato un sito istituzionale o una vetrina, è emerso che, da un questionario di Federprivacy, su 2.500 siti e portali web italiani, ben il 67% è fuorilegge. 4

Parliamo di visualizzazione e gestione dei dati dell’azienda, alcuni obbligatori per legge, sicurezza e fruizione dei dati (a volte sensibili) degli utenti che visitano il sito, si registrano o acquistano tramite esso, informazioni a prova di GDPR e tutela dei diritti del consumatore.

Quanto può costare non adeguarsi alle norme di legge? Tanto. Anzi, tantissimo! L’art. 161 stabilisce che il Garante della privacy possa irrogare una sanzione minima di 6.000 euro fino ad un massimo di 36.000 euro, a carico di chi viola la normativa privacy, mentre l’autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) può sanzionare un merchant per pratiche commerciali scorrette (nei termini di una errata o insufficiente informativa sul sito o indisponibilità dei prodotti venduti), con multe da 5.000 a 5.000.000 di euro (le sanzioni medie sono tra i 30.000 e i 100.000).

Eppure troppi titolari di eCommerce, (parliamo di persone, perché sono le persone che decidono e sono responsabili), trascurano questi aspetti, spesso “ignoranti” nel senso latino del termine, per mancanza o carenza di formazione o perché non si vuole incaricare dell’analisi un professionista preparato, rischiando a volte l’azienda stessa, senza rendersene conto.

Bisogna credere molto nelle figure oneste dei consulenti, quelli aggiornati però, che stanno dalla parte del cliente-imprenditore e che fanno da terze parti, a volte col compito ingrato ma dovuto, di criticare, in maniera costruttiva, l’operato di agenzie web, con l’intento di aggiustare il tiro sugli obiettivi di business prefissati. Perché è essenziale abbassare quell’alta percentuale di eCommerce chiusi entro pochi mesi dalla nascita, per mancanza di basi solide nella capacità di gestione e promozione dei canali di vendita da parte delle risorse umane incaricate dall’azienda.

In tal senso, proprio per diffondere e promuovere l’informazione e la formazione, in particolare per le PMI, abbiamo pensato di portare in giro per l’Italia il format Workout, corsi brevi di formazione di base in aula, per imparare a gestire marketplace e eCommerce, con accenni a norme legali e con approfondimenti sugli strumenti di sincronizzazione del magazzino con i canali di vendita online e offline.

I corsi, che sono rivolti a personale interno alle aziende o a liberi professionisti o privati, disoccupati o senior in cerca di un collocamento lavorativo come eCommerce Specialist o Online Store Manager, figure sempre più richieste, permettono agli alunni usciti con merito di essere messi in contatto con le imprese che hanno segnalato al nostro team, Meraviglie Cosmiche, la loro ricerca di tali professionalità, opportunità che attualmente nessun altro propone in un’unica soluzione.

Questa iniziativa, in collaborazione con IFOA e con il patrocinio di IWA, è il risultato di approfondite analisi del mercato del lavoro e vuole contribuire a colmare il gap che c’è tra la corretta percezione di necessità delle PMI, che cercano ancora grafici o web developer per ricoprire compiti legati alla creazione e allo sviluppo del commercio elettronico e l’offerta di HR con limitata coscienza o definizione del proprio job skill.

Le chance di cogliere l’attimo, per arrivare ad un obiettivo e fissare basi solide per il proprio futuro, ci sono. Tutto sta nel restare aggiornati, senza smettere di imparare dai propri errori e dall’esempio di chi ci ha preceduto. Ad maiora.

Laura Sargentini

Non perderti la nostra intervista a Laura Sargentini.


1) Ebay Q4 2018 (ultima consultazione 08/04/2019)

2) Istat – Rapporto 2019 sui dati dell’anno precedente, esposti su “Cittadini, imprese e Ict” Istat (ultima consultazione 08/04/2019)

3) Fonte Istat

4) eCommerce B2C: cresce il mercato, ma aumenta il valore? – Osservatori.net – Politecnico di Milano. Ottobre 2018

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