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7 consigli sulla comunicazione da Woody Allen

Perché parlare di uno dei registi americani più famosi del ‘900 (e anche del nuovo millennio) in merito a un settore, apparentemente così distante, come la comunicazione aziendale? In realtà, ci sono molti spunti interessanti da cui poter attingere. Ecco perché vogliamo parlare di Woody Allen, per avere preziosi consigli sulla comunicazione.

Consigli sulla comunicazione, direttamente da mr. Allen

Un fine umorista, un geniale aforista, un film maker di livello internazionale capace nella sua lunga (e fiorente) carriera di regalarci un incredibile numero di pellicole che resteranno per sempre nel gotha del cinema mondiale.

Tutto questo è Woody Allen, un artista ormai ottantenne che al di là della critica sociale, abilmente mascherata dietro un’ironia pungente, può esser visto come un punto di riferimento anche dai marketer contemporanei.

Se a primo impatto questo abbinamento può sembrarti bizzarro, continua con la lettura e scoprirai che nella filmografia del nostro c’è tanto da cui attingere.

7 consigli per un linguaggio tremendamente persuasivo

Il sette è, nella cabala ebraica, un numero con un significato profondo e importante. Questo riferimento al mondo ebraico serve solo per introdurre il personaggio protagonista di questo articolo, uno dei simboli della cultura ebraica internazionale che, col suo adorabile cinismo, è sempre stato in grado di criticare quel mondo di tradizioni da cui proviene.

Perché dunque non attingere da questo vasto mondo di conoscenze e di sublime umorismo per avere degli fantastici consigli sulla comunicazione?

Sette paragrafi, sette film analizzati, ognuno di essi con un un grande insegnamento.

Manhattan (1979), trovare la formula adatta

Il primo film che vogliamo citare rappresenta uno dei picchi del cinema alleniano. Al di là della qualità di Manhattan, quello che ci interessa è l’intro. Il narratore esterno (lo stesso Allen) impegnato a trovare la formula giusta per l’inizio del proprio libro. Diverse versioni provate, ognuna di esse scartate per un motivo, fino all’individuazione della formula giusta, la più sintetica e semplice di tutte.

L’insegnamento da cogliere: puntare su formule semplici e dirette, evitare di perder tempo in elucubrazioni troppo complesse. Insomma, andare dritto al sodo.

Harry a pezzi (1997), immedesimarsi nei panni altrui

La storia di uno scrittore di nome Harry Block alle prese con una forte crisi creativa e personale. Un film con una struttura completamente schizzata e “decostruita”, forma scelta per comunicare il profondo senso di instabilità emotiva del protagonista. Il film Harry a pezzi ci mostra come i migliori racconti di Block siano quelli ispirati a fatti reali, rivestiti poi in modo ironico e tagliente dalla penna dell’autore.

L’insegnamento da cogliere: questo film ci aiuta a capire come il comunicatore debba avere la capacità di calarsi nei panni della gente, onde poterne poi replicare i comportamenti e carpirne i bisogni. Un modo per creare una immedesimazione da ambo le parti.  

Basta che funzioni (2009), atteggiamenti da evitare

Pellicola di straordinaria ferocia (naturalmente con forti dosi di umorismo), Basta che funzioni presenta un personaggio di nome Boris che può essere considerato tutto quello che non devono essere dei buoni comunicatori. Un atteggiamento cinico, pessimista, elitario, un modo di sentirsi superiore a tutto e tutti che porta il protagonista a vivere in una realtà solitaria e grigia. Un’esistenza distaccata e rabbiosa mitigata poi dall’arrivo dell’amore, celato sotto le spoglie della più semplice delle persone.

L’insegnamento da cogliere: un personaggio come quello di Boris ci mostra tutto quello che un comunicatore non deve essere. Gli atteggiamenti del protagonista, incentrati su una fortissima arroganza, sono quelli che (per esempio) un Brand non deve mai mostrare nei confronti degli utenti, mostrando invece sempre piena disponibilità e pazienza.

Blue Jasmine (2013), spazio a una simpatica agitazione

Uno dei migliori lavori dell’ultimo Allen, un film che funziona a meraviglia grazie a un personaggio femminile potentissimo, interpretato alla grande da Cate Blanchett. Blue Jasmine racconta la storia di una donna snob sposata a un magnate della finanza che, a causa dei problemi giudiziari del consorte, è costretta a ripartire da zero, rinunciando a tutti gli agi del lusso e del consumismo spinto, accompagnata da continue (ed esilaranti) crisi d’ansia.

L’insegnamento da cogliere: spesso le aziende puntano su un linguaggio iper-professionale, serioso, poco avvezzo a cambi di rotta. Il consiglio che possiamo cogliere è quello di sapersi mettere sempre in gioco e mostrare, di tanto in tanto, anche la propria debolezza (veicolandola verso la produttività). Un ulteriore tassello che aiuterà a creare un rapporto di empatia con il pubblico.

La dea dell’amore (1995), andare al di là delle apparenze

Tra i meno conosciuti di Allen, La dea dell’amore è un’opera cinematografica che merita una rivalutazione completa. Le vicende di un padre adottivo in cerca della madre biologica di suo figlio, con la scoperta drammatica del lavoro di lei (attrice a luci rosse), con la consueta catarsi dei protagonisti verso un finale consolatorio ma, al tempo stesso, ingannevole. Il tutto accompagnato da maschere del teatro greco con il ruolo di narratori e consiglieri del protagonista, un’idea bizzarra ma eccezionale nella sua originalità.

L’insegnamento da cogliere: in questo caso, il consiglio che possiamo attingere da Allen è facile da intuire, ovvero andare oltre le apparenze. La comunicazione può presentare diverse trappole, specie in realtà altamente concorrenziali come il web. Il segreto sta nel riuscire a cogliere tutte le opportunità, spesso nascoste dietro una facciata poco attrattiva.

Provaci ancora Sam (1972), un influencer a cui ispirarsi

Film scritto e interpretato da Allen (anche se non diretto), Provaci ancora Sam è uno di quei film che, una volta visto, diventa parte della tua vita. Un protagonista divertentissimo (interpretato da Allen) incapace di costruire rapporti sentimentali con le donne. Tutto cambia quando il nostro si invaghisce della moglie del suo migliore amico (una grandiosa Diane Keaton), accompagnato e spinto dai consigli di una voce immaginaria, ovvero il simbolo del macho come contraltare delle proprie insicurezze.

L’insegnamento da cogliere: cosa può insegnare al comunicatore odierno un capolavoro del genere? Possiamo considerare il “fantasma” di Humphrey Bogart (rappresentazione mentale dei desideri del protagonista) come un moderno influencer che, con i suoi interventi, fornisce indicazioni da cui prendere spunto. Perciò preparati, inizia a trovare il tuo Bogart che possa darti dei buoni consigli sulla comunicazione.

Vicky Cristina Barcelona (2008), libero sfogo alla passione per creare contenuti empatici

Chiudiamo con un altro dei lavori contemporanei di Allen che colpito l’interesse altrui, forse più del pubblico che della critica. Vicky Cristina Barcelona è un film che ammorbidisce il comparto ironico a tutto vantaggio di atmosfere romantiche, passionali e a tratti anche focose. Sarà forse questa forte componente emotiva ad aver attirato un così vasto pubblico?

L’insegnamento da cogliere: se la comunicazione odierna deve puntare tutto sulla capacità dei marketer di sviluppare un linguaggio in grado di colpire l’interesse emotivo delle persone, il film in questione dimostra come un’opera in grado di comunicare determinate sensazioni possa colpire nel segno. Perché non tentare la stessa cosa con i propri contenuti aziendali?

Comunicazione aziendale 2.0, la necessità di un linguaggio consono

L’idea di prendere come esempio i lavori di Woody Allen rientra nell’ottica di tentare, prendendo spunto anche dal mondo dell’arte, di trovare nuove forme di comunicazione che aiutino i marketer (in particolar modo Social Media Manager e Copywriter) a trovare nuove soluzioni espressive.

I consigli sulla comunicazione che abbiamo attinto dai film di Allen ci portano tutti verso un unico orizzonte, che è quello dell’empatia.

Possiamo ormai considerare tramontati i tempi in cui chi si occupava della comunicazione faceva copia e incolla dello stesso contenuto su diversi canali, puntando tutto su un linguaggio tecnico e privo di ghirigori d’alcun genere. Nella comunicazione aziendale 2.0 non basta più fare questo lavoro. Un cambiamento radicale che vuole lo sviluppo di contenuti utili ma che siano costruiti con un linguaggio diverso, più leggero e vicino al modo di esprimersi del pubblico.

Individuare la giusta formula per comunicare con il proprio pubblico in maniera efficace e far rendere al meglio ogni singolo canale aziendale. Questa la sfida dei marketer contemporanei.

Per concludere

Prendere spunto dai lavori di Woody Allen per poter trovare il proprio linguaggio in ambito professionale. Un’idea che può apparire un po’ bislacca ma che richiede uno piccolo sforzo di fantasia per essere compresa fino in fondo.

Chi meglio di un geniale artista, maestro dell’uso della parola, può fornire ottimi consigli sulla comunicazione? Comunicare efficacemente è un’arte, ragion per cui l’idea di prendere spunto da un artista trova piena giustificazione.

Difficile poter immaginare un personaggio più indicato per avere delle idee originali per la propria strategia di comunicazione.

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