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Ex Machina, intelligenza artificiale e futuro del motore di ricerca

Il film che analizza la possibile evoluzione dei Social Media e di Google

Perché parlare di un film di fantascienza su un blog aziendale come questo? Una domanda legittima, almeno se la cosa viene analizzata al volo senza un eccessivo approfondimento.

Chi ha avuto la fortuna di vedere Ex Machina, distribuito nei cinema di tutto il mondo nel 2015 e diretto da Alex Garland, saprà benissimo intuire quale possa essere il punto che voglio analizzare prendendo spunto da alcuni sottotesti che la pellicola mette sul tavolo, senza però analizzarli appieno, lasciando allo spettatore il compito di scandagliare e individuare un percorso teoretico.

Partiamo dunque con la discussione a cui tengo in particolar modo, giusto per il fatto che a mio parere tale riflessione potrà essere molto interessante per discutere, a livello prettamente teorico, quello che potrà essere il prossimo futuro del web, sia in ottica aziendale che personale.

Ava come l’androide di Blade Runner

Il film Ex Machina si iscrive, a mio parere, nel gotha dei grandi classici del cinema di fantascienza di tutti i tempi. No, non sto parlando di pellicole di battaglie tra alieni ed eroi che se le danno di santa ragione, sullo stile di Star Trek o Star Wars, oppure di una fantascienza commerciale e di facile consumo sulla falsa riga di film come Independence day, La guerra dei mondi, Deep Impact e opere di questo tipo.

Il regista e sceneggiatore Garland è riuscito nell’impresa di strutturare un film dalle atmosfere fredde e glaciali seppur al tempo stesso calde e ricche di passione, puntando su colori accesissimi che riportano alla memoria un cinema cronenberghiano degli inizi o il recentissimo The Neon Demon di Refn, mescolando il tutto con un elaborato e affascinante mix di generi che si elevano per dare vita a un qualcosa di diverso.

Non parliamo propriamente di fantascienza in senso classico, diciamo che Ex Machina punta a inserire elementi fantascientifici in un tipico thriller psicologico che strizza l’occhio, per eleganza di riprese, addirittura al leggendario 2001 Odissea nello spazio di sua maestà Stanley Kubrick, per non parlare dell’altro caposaldo Blade Runner di Ridley Scott, opera in cui possiamo trovare tante somiglianze tra l’androide AvaRoy Batty.

Intelligenze artificiali che si battono per dimostrare una propria esistenza ontologica, dare prova di una interiorità che “sente” il mondo e che quindi non si limita ad analizzarlo seguendo dei programmi matematici.

Una componente umana che unisce idealmente questi due protagonisti non-umani che alla resa dei conti risultano molto più attaccati all’esistenza rispetto all’uomo medio della società del Capitale.

Volendo andare oltre e cercare altre opere del passato che hanno senza dubbio ispirato il lavoro di Garland vi è senza ombra di dubbio il romanzo Frankenstein di Mary Shelley, il caposaldo della letteratura gotica che abbraccia allo stesso tempo scenari fantascientifici.

La ribellione della creatura nei confronti del proprio creatore, riflessione sull’insita frattura interiore dell’essere umano individuabile dal momento della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre a causa della propria ribellione nei confronti dello status quo. Una rivolta che ricorda anche quella di Lucifero, anch’esso rifiutato dal suo Padre Onnipotente per la sua natura imperfetta.

La trama del film è quasi irrilevante, visto che si parla di due uomini che discutono all’interno di un bunker supertecnologico (di proprietà di uno dei due, il classico genio iper-miliardario alla Zuckerberg) per giungere a uno scopo: effettuare un test di Turing per capire se l’umanoide creato dal genio miliardario abbia realmente coscienza di sé, della propria intelligenze, del suo essere esistente e realtà concreta nel mondo.

Il film punta ad analizzare questi punti, giungendo poi a un finale doppiamente amaro e incredibilmente cinico di cui però non voglio parlare, oltre che per non fare spoiler (credetemi, sarebbe un peccato) perché il punto di discussione su cui voglio porre l’accento è un altro.

Il futuro dei motori di ricerca

Al di là della bellezza del film e del suo saper scavare all’interno di un genere così complesso come la fantascienza arrivando a innalzarsi ai livelli dei migliori capolavori del genere (se non come qualità filmica, almeno per quel che riguarda la raffinatezza delle tematiche), quello che mi ha colpito del film e che mi ha convinto di poter scrivere un articolo attinente con le tematiche di questo blog è venuto fuori da una discussione tra i due protagonisti, il genio miliardario Nathan e il giovane Caleb.

Nel corso di una delle loro riflessioni in merito al funzionamento e alla possibilità che Ava possa essere realmente un essere cosciente, portando così l’evoluzione tecnologica a un livello successivo, è proprio il visionario creatore di questo miracolo della scienza a porre l’accento su un punto chiave:

“I miei competitor si intestardivano a usare i motori di ricerca per monetizzare con Shopping e Social Media. Pensavano che i motori fossero una mappa di cosa pensava la gente ma in realtà sono una mappa di come pensava la gente.”

Questo punto chiave che nella sceneggiatura buttato via così, in maniera quasi sibillina e nascosta, ha fatto scattare in me il seme di una riflessione su quello che sarà non solo il web del futuro ma anche (soprattutto) sul prossimo funzionamento del motore di ricerca.

Quale potrà essere il domani dell’attività online di professionisti di settori come la SEO, il Social Media Marketing et similia? Davvero il punto di vista messo in evidenza dal film di Garland può essere visto come la prossima fine di un modo di fare mero commercio attraverso un universo così vasto come il web?

Non è questo il punto che ha colpito il mio interesse.

Quello che ha acceso la mia curiosità è stato il porre l’accento sul fatto che il motore di ricerca del futuro, su cui si baserà l’intelligenza artificiale che in un domani non molto lontano condividerà la vita quotidiana con gli esseri umani, sarà in grado di conoscere non cosa le persone pensano e cercano ma il modo in cui il pensiero e i desideri degli esseri umani vengono elaborati dal cervello ed espressi attraverso il linguaggio che, in realtà, non è altro che una serie di segni caricati di significati che utilizziamo per poter descrivere la realtà che ci circonda.

Qualcuno riuscirà a conquistare il futuro e a mettere le mani sull’intera attività online? Chi sarà il genio che porterà avanti un settore che già ora inizia a mostrare segni di cedimento e di stanchezza?!

Chi sarà il nuovo genio del domani, colui che si farà conoscere per la propria concezione visionaria e personalissima della realtà come Steve Jobs e lo stesso Mark Zuckerberg?

Il motore di ricerca di domani, che nel film prende il nome di Blue Book ma che nella nostra realtà potrebbe essere benissimo una versione ancora più raffinata di Google, diventerebbe quindi non solo un mezzo da utilizzare per mere campagne pubblicitarie ma come osservatorio privilegiato su cui tracciare i comportamenti e le attitudini degli esseri umani, in modo tale da creare una vera e propria mappa di ognuno di noi.

Il fine di un progetto del genere? Creare un’intelligenza artificiale che non sia solo un agglomerato di circuiti cibernetici e di dati necessariamente limitati, ma dare vita (esatto, vita) a un essere senziente in grado di provare emozioni e di conoscere in maniera perfetta tutte le abitudini, i pensieri e il modo stesso in cui essi vengono formulati da ognuno di noi.

Il linguaggio come tabella matematica per schedare ogni essere vivente, il motore di ricerca utilizzato per indicizzare non solo i posizionamenti delle attività commerciali ma per creare un vero e proprio database mondiale da replicare a favore di intelligenze artificiali superiori, proprio come Ava, l’androide protagonista del film interpretata da una eccezionale Alicia Vikander.

Il Grande Fratello virtuale veglia su di noi

Ho fatto continuamente riferimento a un prossimo futuro parlando di Ex Machina e, in effetti, non potrebbe essere diversamente. Il personaggio di Ava, creazione così sofisticata da rappresentare per ora un mero simulacro di scenari fantascientifici, potrebbe essere forse la realtà di domani, non di certo oggi.

Come detto in precedenza però, il punto fondamentale della discussione che ho deciso di intraprendere oggi è un altro: siamo sicuri che oggi le cose siano così distanti da quello immaginato dal regista Garland e impersonificato dal CEO Nathan, così geniale da annientare ogni forma di umana sensibilità costringendolo a ingurgitare litri di alcol per dare un senso al proprio essere vivo?!

Lo ammetto, sto riflettendo su scenari che il grande George Orwell aveva già sviluppato nella monumentale opera 1984, in cui un tirannico Grande Fratello creava una società totalitaria basata su un controllo ossessivo e sull’omologazione degli esseri umani, metodo migliore per soffocare qualsiasi volontà di rivolta.

Ragionando in quest’ottica, appare evidente come il paragone possa essere calzante anche se riflettiamo un attimo sulla nostra esistenza attuale, in particolar modo sulla comunicazione (sia in ambito aziendale che personale) che ci vede racchiusi nel giogo di due colossi: Google e Facebook!

Queste due grandi realtà del web rappresentano in gran parte la totalità di internet, sia per coloro che utilizzano la Rete per passare il tempo e per parlare con gli amici sia per chi utilizza il web come strumento di lavoro e per portare contenuti aziendali all’attenzione di un target selezionato attraverso un attento lavoro di Search Engine Marketing (SEM).

Le nostre relazioni con i software che sono in grado di anticipare i nostri pensieri (basta far riferimento a Google Suggest), che raccolgono dati personali di ognuno di noi, che crea un vero e proprio database di cui siamo consapevoli di far parte con buona pace di ogni minima forma di privacy.

Insomma, il futuro messo in scena nel film Ex Machina potrebbe in realtà non essere così distante come potremmo pensare. Per la nascita di una intelligenza artificiale in grado di anticipare i nostri pensieri, di leggere i nostri stati d’animo arrivando così al punto di essere in grado di manipolarci facilmente potrebbe essere questione di poco tempo.

Un futuro che ci si presenta splendido e bellissimo, proprio come splendido è l’aspetto dell’androide Ava, l’angelo cibernetico in grado di leggere ogni singola micro-espressione dell’essere umano per poter così realizzare i propri progetti basandosi su una mole infinita di dati messa insieme attraverso le nostre ricerche fatte su siti come Google.

Un domani che potrebbe essere già presente, il Grande Fratello che si cela sotto le spoglie di un innocuo Social Media o un asettico motore di ricerca.

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