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Personal Branding: comunicare sé stessi nell’era dei social network

Spesso, quando si ha una presenza digitale, non è raro sentire frasi come “carina questa immagine, ma non posso condividerla perché non fa bene al mio personal branding”, oppure “bello questo articolo, quasi quasi lo condivido perché aiuta a migliorare la mia reputazione in rete” e così via.

Ma cosa significa esattamente fare personal branding?

Fare del personal branding non è altro che utilizzare le tecniche di marketing per la comunicazione delle persone.

Nella pratica, significa studiare ed impostare una strategia per l’individuazione e definizione dei propri punti di forza, comunicando in maniera efficace le competenze e perché siamo preferibili ai concorrenti.

In buona sostanza, fare personal branding significa comunicare voi stessi: non dovete far altro che pensare alla vostra figura professionale paragonandola ad un vero e proprio marchio/azienda.

Se possedete una vostra attività, non necessariamente inerente al digitale, ma che comunque attua una strategia di marketing sui social network, dovete tenere bene a mente un concetto fondamentale: agli occhi degli utenti siete ciò che condividete.

Cosa significa questo? Che non potete essere voi sui social network?

Assolutamente no! Voi avete il diritto ed il dovere di essere voi stessi, non dovete crearvi un personaggio diverso da quello che siete nella realtà, anche perché quando giungerete al contatto reale con il cliente trovato grazie alla pubblicità sui social network, esso si accorgerà se vivete una duplice realtà.

Sicuramente non potete piacere a tutti, ma dovete individuare il corretto Tone Of Voice per attirare quelle persone che hanno necessità del vostro prodotto/servizio, utilizzando la vostra strategia che sarà (sicuramente) diversa da quella dei vostri competitor.

Vietato confondersi nella giungla che popola la rete: la prerogativa è distinguersi pur essendo se stessi.

Per costruire un buon personal branding, bisogna cominciare da se stessi: bisogna comprendersi fino in fondo ed aiutare gli utenti (quindi potenziali clienti) a comprendere chi siete, quello che fate e cosa siete in grado di offrire in più rispetto al vostro competitor.

Le caratteristiche fondamentali per permettere a voi stessi di costruirvi una buona identità sui social network sono la trasparenza e l’umiltà.

Poiché dietro alla tastiera c’è sempre un professionista, ma ancor prima c’è una persona, sui social network è importante dimostrare di essere umani.

Non bisogna mai costruirsi un ego virtuale, ma solo comunicare quello che siete realmente: la vostra unicità è quel plus che vi aiuterà a distinguervi da tutti gli altri.

Le azioni vietate quando si crea un’identità digitale

Se utilizzate i social network per la ricerca di nuovi clienti o per la ricerca di nuove opportunità professionali, sappiate che la prima cosa che faranno gli utenti (e anche i recruiter delle aziende) è quella di dare una bella occhiata ai vostri profili: questo per comprendere a fondo le ideologie e la personalità di colui che sta dall’altro lato della tastiera.

Assolutamente vietati contenuti che incitano all’odio nei confronti di chiunque: sia che si tratti di una particolare etnia, di animali, contenuti di natura politica e altro.

Ancora sono vietati gli errori/orrori ortografici: il mancato utilizzo del congiuntivo potrebbe essere totalmente controproducente.

A mio parere, è vietato essere supponenti ed essere convinti di essere sei spanne superiori a tutto il resto del mondo: come detto qualche riga fa, è fondamentale restare sempre umili.

A proposito di supponenza, il caso Piovono Zucchine è diventato il simbolo di tutto quello che non deve essere fatto quando si lavora a contatto con la realtà digitale.

Vietate le foto alla Paris Hilton o alla Lindsay Lohan dopo un sabato sera passato facendo la spola tra i peggiori bar di Caracas. È vero che siamo tutti umani e che nessuno di noi disdegna un calice di vino o un boccale di birra, ma i nostri potenziali clienti vogliono affidarsi a professionisti di fiducia e fotografie di questo tipo possono compromettere la professionalità.

Se vi interessa approfondire il tema del personal branding, vi rimando al mio blog, dove avevo raccontato la storia di Nina, una ragazza che a tutti i costi voleva farsi assumere di Airbnb.

Se siete arrivati a leggere fino a qui, vi ringrazio per aver seguito il filo delle mie riflessioni su come costruirsi una buona identità digitale.

La tua opinione è importante, fammi sapere che ne pensi :)

Valentina Baldon

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