Web Marketing

Strategia SEO e Web Design, intervista a Tamara Balestri

Rieccoci puntuali con le nostre interviste, questa settimana abbiamo il piacere di pubblicare l’intervista a una professionista d’eccezione, una specialista in grado di spaziare in diversi ambiti del web.

Non solo strategia SEO e Web Marketing, la nostra ospite Tamara Balestri si occupa di ogni aspetto che riguarda l’attività online, passando dal Web Design al Content Marketing fino a toccare l’attività sui social. Non solo, Tamara fa anche parte del team di specialisti denominato SpiceLab.

Ma bando alle ciance e lasciamo spazio alla nostra ospite. Buona lettura.

  • Buongiorno Tamara Balestri, grazie per aver accettato il nostro invito. Iniziamo con la più classica delle domande: come e quando hai cominciato a occuparti di web, professionalmente parlando?

Buongiorno Vincenzo, grazie a te per questa intervista! 

Ho iniziato a interessarmi al web da parecchio tempo. Dapprima, direi a fine anni ‘90 era una passione. Ad un certo punto ho iniziato a ricevere delle richieste da alcune piccole aziende, tramite passaparola, ed ho iniziato così a fare siti web un po’ più seriamente.

A un certo punto ho interrotto questa attività per un po’, visto che volevo finire Architettura, poi ho ripreso, dapprima nella web agency di un’azienda di telefonia e informatica, poi con i colleghi di Spicelab.it, coi quali lavoro attualmente.

  • Dando un’occhiata al tuo sito web, balza all’occhio il grado di competenze che ti rende la persona giusta con cui discutere per decidere come impostare un sito web, sia da un punto di vista grafico che di contenuti. Possiamo arrivare a dire che sei multi-tasking?!

In un certo senso sì, penso anche grazie alla mia formazione, dove è necessario avere una visione d’insieme dei progetti. Più in dettaglio, mi occupo principalmente della strutturazione del sito, di alcuni aspetti dello sviluppo, dell’organizzazione e dell’ottimizzazione dei contenuti, che spesso vengono “tradotti” anche per le piattaforme social.

Con l’eccezione (forse) di progetti molto piccoli, da soli, oggi, non si può fare tutto quello che richiede lo sviluppo di una presenza online efficace, ma ho degli ottimi compagni di squadra: le nostre competenze si integrano e ognuno di noi, grazie agli altri, diventa effettivamente multi-tasking.

  • Da un punto di vista di Web Design, facendo riferimento a un ambito prettamente aziendale, quali suggerimenti puoi darci in merito all’aspetto di un sito?

A mio avviso, la coerenza prima di tutto: coerenza sia nell’immagine, sia nei messaggi che un’azienda vuole trasmettere, sia online che offline. Mi è capitato più volte di avere a che fare con clienti che non consideravano importante questo aspetto.

Addirittura, ricordo un imprenditore che aveva una specie di strana ritrosia a coordinare l’aspetto visuale tra i vari siti aziendali, perché aveva paura che, se fossero risultati troppo “belli”, sarebbero apparsi poco credibili!

Una volta mostrato che migliorare l’organizzazione delle informazioni e alleggerire l’interfaccia avrebbe dato un aspetto molto più professionale alle pagine, oltre che una migliore esperienza utente, questi timori sono stati superati.

  • Sempre restando in tema di aspetto del sito, possiamo dire che è ancora valida la formula “semplicità e funzionalità”, oppure l’evoluzione del web ci permette di pensare anche un tipo di impostazione differente?

“Semplice e funzionale” non sono sinonimi di “scarno”, anzi; essere semplici è difficile, e cercare di raggiungere il miglior equilibrio possibile tra funzione, forma, esperienza utente e cura dei dettagli è doveroso, verso i clienti e il loro target, 

Penso al modello SaaS: possiamo fare davvero tante cose sul web, ma dobbiamo farle in maniera che siano fruibili; credo che questo aspetto sia una delle principali discriminanti tra successo e insuccesso di siti e app.

  • In qualità di SEO Specialist, come pensi si stia evolvendo il settore in questi ultimi mesi?

A me piace molto occuparmi di SEO onpage, quella che potremmo pensare come la parte “classica” e, forse, oggi un po’ più tecnica, dell’ottimizzazione.

In questo senso, vedo che molti professionisti importanti, che da tempo sottolineano la necessità di una serie di buone pratiche, sia a livello di qualità del codice che a livello di qualità del server, vedono riconosciute le proprie ragioni.

Oltre a questo, finalmente, la maggior parte di chi fa SEO è consapevole dell’importanza fondamentale di avere contenuti di valore, non solo per Google (che ringrazio per tutti gli aggiornamenti che spingono in questa direzione), ma anche per fornire veramente un servizio all’utente che visita la pagina.

Comunque stiamo attendendo con curiosità i prossimi aggiornamenti, personalmente non sono spaventata perché non ho mai utilizzato tecniche “dubbie”, diciamo.

  • Ragionando in ottica SEO e di indicizzazione dei contenuti, quale pensi sia il segreto per rendere un testo davvero appetibile agli occhi di Google?

Non c’è un segreto: a prescindere dal tono di voce che si ritiene giusto utilizzare, credo sia importante raccontare l’azienda, il prodotto, il servizio o la persona con il lessico specifico impiegato dal target di quell’ambito e ottimizzare ogni aspetto di quel contenuto (titoli, immagini, link e quant’altro) utilizzando attentamente i tag HTML5 e i loro attributi per lo scopo che hanno.

Se, poi, il testo è interessante e un sito pertinente lo linka… siamo a cavallo, ma questa è un’altra storia!

  • Sembra proprio che Google abbia deciso di dare sempre maggiore importanza all’aspetto semantico di un testo, a discapito di un freddo utilizzo di keywords. Secondo il tuo parere professionale, il futuro è “in mano” alle query a coda lunga? Se si, come individuare le ricerche giuste, a seconda ovviamente del target di una determinata azienda?

Query a coda lunga, anche formulate come domande dirette: sempre più spesso trovo, nelle statistiche, delle ricerche del tipo “come si fa la media in excel” o “cosa sono le long tail keywords”.

Per avere risposte, gli utenti chiedono e i motori “capiscono”, abbastanza da dare la risposta giusta. Questo è vero in generale, e in generale va sfruttato: la keyword “secca” si può sempre inserire in maniera naturale in una a coda lunga.

È bene farlo, anche perché l’individuazione delle ricerche si fa basandosi su dati statistici che possono cambiare successivamente alla nostra analisi: sfruttare le capacità semantiche dei motori permette una fluidità e una libertà maggiori, a vantaggio dell’utente e dei nostri contenuti, che possono mantenere il loro valore più a lungo nel tempo.

Per nicchie particolari e ben circoscritte, penso che le parole chiave secche possano ancora dire la propria; comunque, anche in questi casi, con dei contenuti originali e pertinenti al contesto, la long tail esce fuori.

  • Una parola anche sui Social Media: cosa ne pensi di Instagram Stories e dell’utilizzo in generale del social per l’attività aziendale?

Instagram Stories ha ottime potenzialità da noi: per ora la piattaforma da cui hanno ripreso questa funzione, ovvero Snapchat, è utilizzata principalmente da persone giovani, mentre Instagram parte da una base di utenti più ampia e più varia. Inoltre è gia stato “colonizzato” anche da aziende che si rivolgono a vari target e che potranno utilizzare Stories in maniera creativa, molto libera e meno “istituzionale”.

In generale, per me i social media manager hanno ottime prospettive: dovranno però saper guidare le aziende verso le piattaforme social più adatte al loro caso, perché non tutte sono adatte sempre e comunque, e gestirle bene richiede tempo e risorse. Dovranno anche saper gestire le inevitabili crisi: alcuni casi eclatanti dell’ultimo periodo sono istruttivi in questo senso (penso al Fertility Day e a Eredi Corazza).

I social network sono potenzialmente una miniera di dati che l’azienda può utilizzare per le proprie strategie di marketing: ci sono imprese che hanno capito questo, e altre che li vedono ancora come uno spazio per le affissioni: è necessario formare il cliente, altrimenti anche il miglior consulente farà fatica a mettere in pratica e portare avanti una strategia che funzioni.

Insomma cari lettori, qui di carne al fuoco ce n’è parecchia, tanti spunti interessanti per diversi tipi di attività. Non ci resta che far tesoro dei consigli di Tamara Balestri, che ringraziamo per la grande cortesia e gentilezza.

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