I racconti di Keli

C’è ancora “vita” sui social senza advertising?

Fin dall’alba dei tempi, ovvero da qualche anno a questa parte, dalla comparsa dei social network e dalla loro incredibile diffusione a cominciare da Facebook, qualche personaggio dotato di grande acume capì come queste piattaforme che la maggior parte delle persone utilizzava solo per passare un po’ di tempo potevano in realtà rappresentare una grande occasione professionale.

Questa considerazione, fatta inizialmente da pochi, ha portato alcuni grandi professionisti a conquistare il terreno e ad anticipare la concorrenza, conquistando così uno spazio enorme.

Amedeo ammirava tantissimo questi personaggi, quasi alla stregua di grandi pionieri intenti a svelare i segreti di un nuovo mondo. Professionisti di grande livello che avevano anticipato i tempi e avevano intuito cose che per gli altri non era nemmeno ipotizzabili.

Fino a un certo punto sono andare così, fino all’arrivo dei famigerati algoritmi che hanno stravolto il funzionamento dei Social Media, perlomeno dei più importanti.

Social Media, essenziale investire per avere successo

Non ci volle molto perché Amedeo arrivasse alla verità dei fatti: senza campagne advertising la possibilità di conquistare spazio sui social diventa praticamente nulla!

Ma era davvero così? Non c’era nessun’altra possibilità?

Il buon Amedeo cercò di raccogliere i pensieri e di mettere un po’ di ordine, al fine di trovare una risposta soddisfacente su cui poter poi lavorare.

Prese come punto di riferimento Facebook e Instagram, i social che in un certo senso lo attiravano di più, l’uno per la sua straordinaria importanza nel settore e l’altro per il suo aspetto così giovanile e visual che faceva tanto tendenza.

Rinunciò a priori a riflettere su nuove realtà come Snapchat, secondo lui un fuoco di paglia destinato a non avere un grande futuro nel settore.

L’idea del protagonista di questa breve vicenda era abbastanza semplice, cercare di conquistare più spazio possibile sui questi due social utilizzando i cari vecchi metodi di una volta: condivisione selvaggia di ogni singolo post in tutti i gruppi esistenti e vicini come tematiche a quello di cui lui si occupava, ovvero servizi per il web e hosting professionali.

Creò una pagina spacciata spudoratamente per pagina aziendale e iniziò la condivisione dei suoi pezzi in ogni dove, ma di aumento di visualizzazioni neanche l’ombra, né di interazioni né tantomeno di commenti sul proprio blog.

Insomma, un disastro.

Il perché era semplice: senza investimenti egli non era in grado di fare in modo che i suoi contenuti raggiungessero il target di riferimento, quello potenzialmente interessato a ciò che lui andava a pubblicare.

Non solo, gli articoli che andava postando in ogni dove, posti in maniera continuativa all’attenzione di persone che non avevano la minima intenzione di leggere i suoi pezzi e di saperne qualcosa sugli hosting.

Risultato finale di questo modo di fare: Amedeo venne cancellato e sbattuto fuori da quasi tutti i gruppi, mentre da parte di altri ricevette delle risposte acide di pseudo-specialisti pronti a mettere i puntini sulle i e a dirgli cosa c’era di sbagliato e quanto i suoi articoli fossero inadeguati.

Stessa cosa su Instagram, nonostante facesse un utilizzo massiccio di hashtag tra i più utilizzati non c’erano quasi riscontri come interazioni con i propri contenuti.

Per Amedeo l’esperimento si concluse in un clamoroso tonfo. Vuoi vedere che quegli antipatici dei super esperti avevano in effetti ragione?!

Adesso non doveva far altro che trovare lavoro presso un’azienda disponibile a investire in campagne pubblicitarie sui social.

Keli

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