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Vita da SEO: intervista ad Andrea Scarpetta

Rieccoci di nuovo qui per il nostro ormai immancabile appuntamento del martedì, giorno dedicato alla nostra rubrica “Vita da SEO” che vede come protagonista un ospite specifico. Dopo aver pubblicato diverse interviste a molti specialisti del settore SEO come Danilo Petrozzi, Giorgio Taverniti e Jacopo Matteuzzi, oggi pubblichiamo la nostra intervista ad Andrea Scarpetta, professionista operante non solo sul mercato italiano ma anche all’estero.

  • Ciao Andrea, partiamo subito con la più classica delle domande: quando e come hai iniziato a occuparti di SEO?

Non c’è una data precisa, è stato credo nel 2002-2003 quando ero socio di una piccola software house (oggi sarebbe chiamata startup) e avevo l’incarico di gestire la parte di servizi web. In quel periodo dovevo promuovere un prodotto aziendale (un sistema di archiviazione documentale digitale) e visto che non avevamo il budget per fare una campagna in radio o su stampa, mi sono autoformato sull’uso di Google adwords. In seguito ho poi scoperto la “m-list” di Elena Antognazza dove ho cominciato a discutere ed apprendere sulle modalità di uso di vari canali di webmarketing, tra cui la Seo. La mia formazione è avvenuta spesso sui forum americani e credo che il mio primo investimento sia stato l’abbonamento per qualche mese alla community SEObook di Aaron wall, dove ho avuto modo di scambiare informazioni e ottenere spunti interessanti.

  • In una tua intervista hai fatto riferimento al Black Hat, sostenendo che Essere Black Hat vuol dire scoprire un po’ quali sono i limiti del nostro lavoro”. Puoi chiarirci meglio questo tuo concetto?

Black hat è un termine generico che viene spesso travisato e usato a sproposito (un po’ come quando la stampa confonde hacker con cracker). La colpa è anche dei film dei cowboys che identificavano il buono con il cappello bianco e il cattivo con il cappello nero.  Il vero black hat è una sorta di ribelle che non accetta lo status quo, vuole capire come funzionano le cose e cerca di studiare metodi per dimostrare le sue teorie. Questo comporta fare esperimenti estremi (generare 10.000 pagine in automatico mediante codice?) ma consente anche di ottenere delle informazioni preziose sul comportamento del motore di ricerca, che lavorando secondo le regole di Google non si avrebbe modo di conoscere. Un discorso a parte sono quelli che utilizzano strumenti o servizi di blackhat per ottenere vantaggi economici: in questo caso vanno definiti spammer. Avrei voluto esserlo negli anni passati, ma non ho mai avuto la costanza o il metodo per fare l’affiliato a tempo pieno: oggi sarei molto più ricco e probabilmente ti scriverei dal Costarica su una sdraio vicino al mare. Diciamo che quello che sono riuscito a monetizzare, l’ho investito tra il 2009 e il 2012 partecipando a delle conferenze americane che mi hanno dato l’occasione di crescere come professionista e mi hanno fatto conoscere degli amici che oggi sono tra i più influenti seo americani.

  • Quali pensi siano gli strumenti che un SEO dovrebbe sempre utilizzare?
  • Excel e le tabelle pivot sono fondamentali
  • Esporta in csv di qualsiasi strumento
  • Un crawler come screaming frog o deepcrawl
  • Un sistema di analisi dei backlink come majestic o ahrefs
  • I comandi avanzati della ricerca di google, se non sapete a cosa servono “site:” o “inurl:” non siete Seo. (ma potete imparare)
  • Keyword planner e ubersuggest
  • Copyscape e/o plagium
  • In un tuo interessante articolo scritto sul blog di Giorgio Tave hai scritto che “un buon Seo deve sempre analizzare i dati con la testa e i propri occhi, quindi non fidatevi mai ciecamente degli strumenti di analisi“, perciò quello che volevo chiederti alla luce di questa tua affermazione è questo: pensi che la SEO sia un ambito in cui conta maggiormente l’aspetto creativo a discapito dei vari strumenti che possiamo utilizzare?

Creativo non è completamente corretto: un buon professionista Seo è un investigatore, che molto spesso lavora con pochi indizi e deve scoprire il crimine, il criminale, il modus operandi, il movente e magari deve pure correre per colpire il criminale in fuga, usando una balestra che si è costruito mentre correva. Se sembra un incrocio tra Sherlock Holmes e McGyver, non vi preoccupate che è esattamente così.

Comunque più che creativo, preferirei il termine “istintivo”, è una capacità che si affina con l’esperienza.

  • Altro aspetto che vorrei toccare nella nostra breve chiacchierata,i social network. Pensi che possano garantire dei grandi vantaggi o il loro contributo, in ottica SEO, è un po sopravvalutata?

La seo è cambiata! Al giorno d’oggi bisogna considerare l’influenza di ogni possibile canale di marketing e strumenti come il multi-channel funnell di Google Analytics dimostrano che questa influenza esiste anche se non è possibile tracciarla in maniera precisa. Quindi si può dire che la SEO influenza i social network e i social network influenzano la SEO. E tv e radio influenzano i canali internet. Insomma non dobbiamo considerare i singoli canali come monolocali con vista Duomo di Milano: sono appartamenti con stanze abitate da diverse persone, con bagno e cucina in comune. Mi scuso per la metafora, probabilmente stare troppo tempo a  Londra mi ha fatto male.

  • Operi sul mercato britannico: puoi dirci quali sono le maggiori differenza, sempre nel settore di riferimento, tra l’ambito italiano e l’estero secondo la tua esperienza?

In realtà io ho la “base” a Londra, ma ho clienti in varie parti del mondo (Australia è quello più distante). La grossa differenza che ho notato è che quelli all’estero pagano prima, non necessariamente meglio, ma sono molto puntuali. In Italia c’è ancora molta ‘sofferenza’ e cerco di prendere meno clienti possibili se non sono referenziati da altre persone.  Purtroppo ci sono molte persone che ti usano come una “banca”.

  • L’aspetto che più ti appassiona della tua professione?

Lo scambio di opinioni con altri professionisti: è come sentire parlare di avvistamenti di animali mitologici. E anche parlare dei clienti che arrivano con richieste implausibili, per esempio una volta un cliente era pronto a mettere sul piatto un budget anche abbastanza alto, per aumentare il pagerank del suo dominio da 4 a 6.

  • Ultima domanda: se dovessi dare tre consigli a chi abbia voglia di misurarsi con la tua professione, quali sarebbero?
  • Farsi le ossa su un progetto personale, imparando a usare un sistema di web analytics, partire da zero e arrivare a generare del traffico organico, anche poco, ma dimostrabile. Magari impara un linguaggio del web lungo la strada (php è facile)
  • Imparare ad usare Excel per manipolare e rappresentare i dati. Trovare le correlazioni è una parte importante del lavoro del SEO.
  • Fare almeno un paio d’anni di esperienza in una grossa agenzia di marketing, a costo di trasferirsi in una grande città (es: Milano) Non è detto che serva espressamente per la Seo (dipende dall’agenzia) ma l’interazione con altre persone e con progetti di una certa entità, consente di sviluppare un istinto di sopravvivenza che aiuta a lavorare con metodo e a portare risultati.

Un ringraziamento da parte di Keliweb ad Andrea Scarpetta per la cortesia e la disponibilità dimostrata, con i migliori auguri per il prosieguo della sua attività.

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