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Vita da SEO: intervista ad Andrea Moro

Benvenuti nuovamente al nostro ormai solito appuntamento del martedì, in cui viene dato risalto e spazio ai professionisti del web. Dopo aver intervistato alcuni grandi professionisti, come Andrea Petrozzi, Rudy Bandiera, e la scorsa settimana Ludovica De Luca, l’appuntamento di oggi vede come protagonista Andrea Moro, SEO specialist in grado di conquistare il proprio spazio sia in Italia che in Inghilterra.

  • Quando hai cominciato ad occuparti del tuo settore di riferimento? Si tratta di una passione nata “per caso”, oppure si tratta di un percorso formativo che ti ha portato ad essere ciò che sei?

Ho iniziato ad “occuparmi” di informatica quando avevo 8 anni, con il mio primo Commodore 64 con il quale ho realizzato i primi giochini.

Qualche anno più tardi il primo PC e nel 1994 la prima connessione Internet a casa con la quale ho iniziato a sviluppare tutte quelle attitudini web-centriche che mi hanno guidato nel corso degli ultimi 20 anni.

Non ho fatto corsi di formazione, ne studi specifici. Ai miei tempi (sembro quasi un matusalemme, ma tecnologicamente parlando forse lo sono) non esisteva nulla di specifico. Qualche indirizzo di ragioneria ad indirizzo programmazione forse. Oggi è diverso, lo vedo, e quasi rimpiango di non essere nato un decennio più tardi.

Quindi per risponderti, sono dove sono, solo grazie alla passione che nutro per l’informatica e per Internet in generale.

  • Il settore SEO è sempre uno dei più chiacchierati del web. Come pensi che si stia evolvendo la professione?

Si chiacchera sempre di SEO, e se ne dicono di tutti i colori, ivi inclusi che la SEO è morta. Basta l’annuncio di un algoritmo che tutti vanno in defibrillazione.
La professione si sta evolvendo né più né meno come si evolvono i processi industriali, o le ricerche scientifiche. Va dove c’è richiesta.

Prendi ad esempio l’ultimo lancio di Google, l’algoritmo sul mobile.

Dal 1994 ad oggi la popolazione Internet è cresciuta in media del 17% all’anno. Certo non è stata una crescita lineare, e gli ultimi 5 anni sono stati i più significativi. Ora prendi i dispositivi mobili. Il mio primo cellulare, quando avevo 18 anni era un coso mostruoso (un Nokia non ricordo manco io il modello) con una batteria da tre quintali e uno schermo microscopico che mandava solo SMS e faceva telefonate. Qualche anno dopo – nel 1998 – si parlava di siti WAP, mentre oggi con un mobile ci fai anche il caffè.
Nonostante la “crisi” ci sono famiglie che hanno anche due o tre smartphone. Si stima che nel 2016 circa un quarto della popolazione mondiale avrà almeno un telefono mobile.

Con una richiesta di mercato così, mi sembrava logico che Google rivedesse le carte in tavola no?

Tornando alla SEO, questo si tramuta nella necessità di comprendere quelle che sono le esigenze dell’utente e accomodarle in una strategia di marketing integrata che non equivale più a fare due cambi alle paroline chiave e qualche link.

Sono anni che la SEO è diventata qualcosa di più complesso, ma purtroppo vi sono molti che si ostinano ad andare in giro con i paraocchi.

  • Quali pensi che siano gli strumenti necessari per il lavoro di un SEO Specialist?

Potrei citarti un’infinità di strumenti e software, ma non solo quelli il vero toolkit del professionista SEO.

Per svolgere al meglio questa professione c’è bisogno di saper leggere. Si, leggere tra le righe e analizzare dati, strutture, esigenze … del resto quella O del SEO sta per ottimizzazione, ma se non hai dati di base per fare raffronti cosa vuoi ottimizzare?

Poi è chiaro che anche io utilizzo degli strumenti, perché per collezionare dati non posso certo fare tutto a mano. Si tratta allora di saper scegliere lo strumento migliore secondo le necessità, ma soprattutto di essere flessibili e pronti a testare e provare nuove idee e metodologie.

C’è poi lo strumento più importante: la passione. Senza quella non si va da nessuna parte. Come per tutti i lavori, se si fanno solo per portare a casa la pagnotta il rischio è che non si viene a creare quella complicità necessaria per dare il meglio.

  • Cosa pensi del recentissimo “aggiornamento” di Google, denominato ranking mobile-friendly?

In parte ho risposto sopra, era necessario data la naturale transizione degli utenti e la loro propensione all’uso del web in movimento. Io stesso mi sono ritrovato a viaggiare per 3 ore al giorno. Certo esistono i buoni vecchi libri, ma la tentazione di controllare le email e fare ricerche estemporanee è sempre dietro l’angolo.

Provo, invece, ad elaborare ulteriormente ponendo una domanda. C’era così tanto bisogno di spaventarsi – perché questo è successo nell’ultimo mese – per quest’aggiornamento?

A mio avviso no. Ma non traete conclusioni affrettate e leggete oltre.

Quest’ aggiornamento non è stato né più né meno dannoso di un Panda o di un Penguin (ammesso che si sia lavorato sempre in modo etico e professionale). Anzi, al contrario, gli ingegneri di Google sono stati così gentili anche da comunicare una data precisa, magari non lasciando tanto spazio per i ritardatari.

Google però ha ribadito che la mancanza di compatibilità mobile di un sito non determinerà la scomparsa dello stesso, e al contrario questo aggiornamento (ri)valuta le pagine una ad una ogni volta che lo spider passa.

Quindi tutto questo corri corri che ho visto da parte di agenzie nel suggerire (anche se spaventare sarebbe la parola più corretta – NDR) circa la loro incompatibilità è stata del tutto ingiustificata.

Certo, l’esperienza utente prima di tutto … ma avere un sito mobile, responsive o no che voglia essere, non è solo una questione SEO. Ci sono tanti altri fattori che devono essere considerati, come ad esempio l’usabilità.

  • Secondo il tuo parere, per una buona attività SEO è più importante la qualità dei contenuti o il saper lavorare attraverso parole chiave e giusti strumenti? Insomma, la SEO è un lavoro da tecnico o da creativo?

La SEO è un lavoro che richiede entrambe le capacità. Ci sarà sempre bisogno di bravi tecnici che sappiano trovare il pelo nell’uovo e di bravi copywriter in grado di scrivere testi persuasivi.

Raramente si può essere tutti e due messi assieme. Tutti sono capaci di mettere assieme del testo, ma farlo in modo che questo comunichi e trasmetta il messaggio è un’altra storia. Allo stesso modo, investigare richiede un approccio metodologico e conoscenza tecnica (sempre aggiornata).

Per questo mi piace più pensare al SEO come una professione astratta, che richiede due figure specializzate come il Tecnico SEO e lo Scrittore SEO.

  • In una tua intervista hai fatto una distinzione tra la SEO italiana e la SEO inglese, adducendo soprattutto a differenze di budget. Puoi dirci qualcosa di più a riguardo in merito a questa differenza?

Si tratta di qualcosa che va ben oltre la SEO. È un approccio filosofico direi, dove anche i piccoli lavorano con business-plan e previsioni che sono però fatte dall’azienda committente e non dal fornitore di servizi.

Anche se sono sei anni che vivo all’estero (e dubito che le cose siano cambiate), in Italia mi ritrovavo a fare preventivi senza avere dati di riferimento. Questo per certi versi può andare bene per il rifacimento di un sito, ma per attività come la SEO dove il ritorno è direttamente proporzionale all’impegno profuso non si può stimare a priori un costo.
C’è bisogno di una flessibilità da parte dell’azienda deve allocare un budget da discutere. E il budget non deve essere visto come il compenso finale, ma come un metro per poter iniziare a capire cosa si può o non si può includere in una offerta.

  • Un tuo consiglio a chi si appresta ad iniziare la professione di SEO, cosa pensi sia meglio fare e cosa evitare assolutamente.

Smettere di rincorrere gli algoritmi e pensare di più all’esperienza complessiva dell’utente. Del resto che senso c’è nel veicolare  – diciamo – mille utenti al giorno su di un sito che impiega 10 secondi per caricare o dove non si capisce quale sia la USP?

Un grande ringraziamento da parte di Keliweb ad Andrea Moro, con i più sinceri auguri per il prosieguo della sua professione.

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