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Vita da esperto SEO: intervista a Danilo Petrozzi

Nel nostro consueto appuntamento del martedì, oggi abbiamo incontrato uno dei professionisti più apprezzati del web e del settore SEO: Danilo Petrozzi. A dispetto della giovane età, Danilo è uno specialista affermato e molto apprezzato nel settore, grazie anche ad un intensa attività sul suo canale You Tube. La chiacchierata con lui è stata così lunga che abbiamo deciso di riportarla in due parti distinte . Questa è la prima:

  • Quando hai cominciato la tua attività di SEO? E’ stata una scelta “figlia” del tuo excursus formativo o si è trattato di una sorta di folgorazione?

Ho sempre amato l’informatica sin da quando ero piccolo per cui, una volta diplomato come ragioniere, ho deciso che avrei subito cercato qualcosa che mi avesse fatto rimanere in questo ambito. Alle superiori ho avu  to la fortuna di fare Java, MySQL e PHP, a differenza del classico (e orribile) Visual Basic che veniva insegnato alla maggior parte dei coetanei.

Dopo giornate interminabili alla ricerca di impieghi o stage legati al web, mi sono imbattuto in un annuncio in cui si cercava un ragazzo per attività di SEO ordinaria. Al tempo non sapevo nemmeno che esistessero i risultati organici e che potessero essere manipolati, figuriamoci se sapevo cosa fosse la SEO. Mi sono bastate un pò di ricerche su Google per capire che era un settore molto interessante, per cui decisi di tentare.

Riuscii a farmi prendere e iniziai uno stage duro e crudo (:D) che durò per parecchi mesi. L’agenzia era Esperto SEO S.r.l., per la quale lavoro tutt’ora, e il formatore era Emanuele Tolomei, che mi ha letteralmente insegnato la SEO dalla A alla Z.

Nel frattempo sono diventato sempre più bravo e “skillato”, mi sono specializzato anche nel web developing, e nel giro di poco meno di un anno sono passato da stagista a dipendente a tempo indeterminato. Negli ultimi anni ho ricevuto diverse offerte di lavoro ma ho sempre rifiutato perché per ora mi trovo benissimo dove sto!

  • Il settore SEO sta iniziando ad ottenere l’attenzione che gli spetta di diritto, vista l’importanza. Quali pensi che siano le condizioni migliori per permettere ad un professionista del settore di svolgere bene il suo lavoro?

Come tutti noi sappiamo, in Italia nessun lavoro può essere svolto serenamente. Vuoi per la legislazione, vuoi per la burocrazia, vuoi per il fisco, vuoi per lo stato delle infrastrutture telematiche, io non conosco molte persone nell’IT che sono felici di lavorare in Italia. Tutto ciò che vedo, sempre più spesso, sono persone che espatriano o che comunque vorrebbero farlo.

Il settore della SEO, fortunatamente, ha una caratteristica che non è sempre presente, specie in Italia: è un mercato meritocratico.

Se sei bravo, ottieni risultati. Se non sei bravo, non ottieni risultati. Puoi essere figlio di qualcuno, amico di quell’altro. Puoi essere il Megadirettore Galattico Duca Conte Balabam, ma se sbagli i rel=canonical, duplichi milioni di pagine e ti becca Panda, mi spiace, ma anche tu sparisci dal giorno alla notte.

Sembra una cosa scontata, dato che in altri paesi è effettivamente scontata, ma il fatto di poter misurare i risultati in base al merito è una cosa che va ben metabolizzata nelle nostre teste: più sei bravo, più risultati otterrai, maggiori saranno le tue probabilità di aumentare stipendio/fatturato/utile aziendale.

Un’altra cosa che non dobbiamo dimenticarci è il fatto che, a differenza di altri settori informatici, la SEO non è stata ancora rovinata dai venditori low-cost. Se pensiamo al web design, magari al logodesign di basso livello, c’è una quantità infinita di portali che propongono grafiche a prezzi stracciati, impedendo agli esperti di settore di poter guadagnare autonomamente (l’unica chanche che hanno è “acchiappare” grossi clienti oppure cambiare attività)

Nella SEO fortunatamente questo non c’è ancora: se paghi pochissimo per un servizio SEO, nel 99% dei casi anche i risultati saranno direttamente proporzionali alla spesa, ossia nulli.

Quindi, come si evince da quello che ho appena scritto, sono molto pessimista circa le condizioni dei professionisti SEO italiani. Però, se dovessi indicare qual’è, secondo me, la condizione lavorativa/contrattuale più favorevole per un SEO, probabilmente direi in-house.

(Escludiamo, ovviamente, la condizione migliore di tutte: il SEO che gestisce siti di sua proprietà e che guadagna ottime cifre con essi. Se c’è qualcuno che riesce a vivere senza clienti ma solo con siti propri, beh, complimenti!)

Con inhouse parlo di tutti quei professionisti SEO che vengono ingaggiati da grandi realtà e quindi si ritroveranno a gestire un solo cliente per parecchio tempo (e si spera con un contratto bello grosso :D). Dovendosi occupare di un solo sito per diverso tempo, è molto più facile individuare problemi e elaborare soluzioni ad hoc. C’è molto più tempo per affinare le analisi e per implementare strategie di lungo termine che portano risultati significativi. Il fatto di poter mettere mano su siti di grande rilevanza internazionale, oltretutto, da molta soddisfazione personale oltre che professionale.

Al secondo posto metto, invece, la mia condizione, ossia dipendente di un’ottima web agency che tratta tanti clienti diversi (dal micro al grande). Anche se in questo caso è più difficile  dedicare la dovuta attenzione a ogni singolo sito, il fatto di dover approcciare centinaia (se non migliaia) di settori/siti/situazioni differenti permette di acquisire un bagaglio di esperienza invidiabile. In questo caso, a differenza del primo, il bello deriva dal fatto che ogni giorno c’è qualcosa di nuovo e interessante da fare o scoprire.

La situazione più sfavorevole, secondo me, è il freelance SEO, sopratutto se ha iniziato da pochissimo tempo.

Solo al pensiero di dover tenere acceso sempre il cellulare perché il cliente si sente titolato a chiamarti in ogni momento per ogni singola stupidaggine mi da i brividi. Per non parlare del fatto che il freelance deve occuparsi della parte commerciale, preventivi, lamentele, la parte legale/contrattuale, fatture, contabilità.. Brr orrore! :D

  • In un tuo recente video hai parlato del nuovo fattore di ranking di Google che garantirà dei benefici ai siti mobile-firendly. Cosa puoi aggiungere a riguardo per questa “trasformazione” del motore di ricerca?

Tralasciando il fattore di ranking in sé, che non ha nulla di eclatante, io sono stato piacevolmente sorpreso dal nuovo stile comunicativo di Google. A parte il caso HTTPS e similari, è la prima volta che Google decide di annunciare un nuovo cambio dell’algoritmo con largo anticipo, fornendo tutto il supporto necessario a SEO e webmaster.

Google ha dato vita a un tester per il mobile-friendly, alla scheda dentro Webmaster Tools per monitorare gli errori, alla documentazione su developers.google.com con tutte le informazioni per gestire e ottimizzare il sito sotto il profilo mobile, e così via.

Anche i vari hangout proposti dai googler sono stati di incredibile utilità: io stesso ho potuto fare diverse domande molto precise e (secondo me) utili ai due responsabili di Google, che hanno risposto sinceramente e senza troppi fronzoli.

Questo approccio comunicativo mi è piaciuto molto: a differenza, per esempio, del lancio di Google Penguin, in questo caso non è stato alimentato il panico tra i SEO, non sono stati alimentati miti e falsi miti, non c’è stato spazio per le “ipotesi” ma c’erano fatti, problemi e soluzioni.

Hai un sito che da mobile si vede male? Agli utenti non piace, quindi verrai penalizzato.

Hai un sito che da mobile si vede bene? Agli utenti piace, quindi verrai premiato.

Sta poi a te, webmaster/seo/developer/quellochevuoi, rimboccarti le maniche per creare/ottimizzare la versione mobile del tuo sito o quello del tuo cliente.

Capisco anche che Google non può riproporre la stessa “copertura” mediatica per ogni singolo cambio dell’algoritmo, ma spero che in futuro ci siano avvenimenti simili a quello del mobile-friendly.

  • Oltre ad aver lavorato per centinaia di siti web, hai dato libero sfogo alla tua “parte creativa” andando a realizzare tanti progetti personali, come plugin e software. Parlaci un po di questi tuoi progetti e di eventuali tue idee da realizzare in futuro.

Imparare qualcosa senza metterlo in pratica è il modo migliore per non imparare.

Se per imparare a sciare io guardassi una serie di videotutorial professionali, molto probabilmente avrei appreso come ci si dovrebbe muovere, quali sono gli stili, quali sono i diversi tipi di sci, e così via. Quasi sicuramente, però, non sarei ancora in grado di fare una cosa: sciare.

Data la mia fame di conoscenza informatica, nel tempo ho studiato per pura passione diversi linguaggi di programmazione o aree dell’IT che mi interessavano. Sia per consolidare le abilità che per divertirmi, ho sempre messo in pratica ciò che ho imparato creando script, programmi o comunque realizzando un “prodotto” che venisse ideato o costruito tramite le nuove conoscenze.

Quando ho imparato sufficiente bene a manipolare i plugin di WordPress, mi sono dilettato a crearne alcuni, e qualcuno l’ho anche pubblicato nel repository ufficiale, per dare a tutti la possibilità di sfruttarlo.

Oppure, quando ho imparato Python, ho voluto subito cimentarmi nel mio primo software SEO creando OmnibuScanner, che però è rimasta una alpha per mancanza di tempo (sigh!).

Dopo un incessante studio di PHP+MySQL e dei maledetti indici (:D), ho capito che era giunto il momento di “alzare l’asticella” e quindi mi sono cimentato nel sito http://it.girofferte.com, che è un CMS proprietario che ho fatto interamente a mano, dalla A alla Z, e che è in grado di importare milioni di prodotti in pochi minuti, cosa che un normale plugin importer per WordPress avrebbe effettuato in qualche settimana, salvo complicanze.

A prescindere da quale sia la nuova conoscenza acquisita, secondo me è di vitale importanza darsi degli obiettivi che sono sempre più in alto rispetto alle capacità attuali. Questo ci spinge a non dare mai nulla per scontato e a migliorare quotidianamente.

Se gli obiettivi sono sempre “alla tua portata”, ti ritroverai sempre a operare con la mente “passiva” e rimarrai inevitabilmente indietro, dato che l’Information Technology è il settore in assoluto in cui si corre di più!

Per il futuro non ho grandi progetti nel cassetto, nel senso che io non progetto proprio nulla. Se ho un’idea, la inizio e la finisco, fine. Se l’idea non funziona, si butta, se funziona si procede. Se avevo intenzione di condividerla, la condivido, altrimento no.

Ci sono tanti colleghi (nel settore informatico, non solo SEO) che per motivi di marketing e “personal branding”, quando fanno condivisioni spontanee al pubblico, lo fanno in base a scalette ben precise, in base a un calendario attentamente studiato per massimizzare l’audience, la popolarità, la viralità delle proprie produzioni. Quello stesso collega è sicuramente attento alla comunicazione con la “fanbase”, è attentissimo ai social, agli orari di pubblicazione. Quello stesso collega è attento a fare il minimo lavoro per ottenere il massimo risultato, dato che anche la condivisione, per lui, è un business da spremere come un altro, e quindi il ROI deve essere quello che guida ogni cosa.

Io di tutte queste cose me ne frego :)

Quando ho deciso di creare software, plugin o web-tools, l’ho fatto lì per lì, mi sono divertito, mi è piaciuto farlo e sono stato contentissimo dei feedback. Quando ho voluto scrivere, ho aperto un blog, che per fortuna è andato benissimo. Poi ho perso la passione nella scrittura, e piuttosto che prendere in giro i lettori con contenuti scritti controvoglia, ho deciso di chiudere. Adesso, per esempio, mi diverto molto a fare video e vedo che ogni tanto vengono visti da qualche centinaio di persone. Ma anche se gli ascoltatori fossero stati 3, io avrei fatto gli stessi video, con gli stessi argomenti e lo stesso impegno.

Monetizzare i miei video YouTube? Macché, io supporto Adblock tutta la vita!

I creatori di contenuti devono dare agli utenti quello che vogliono loro, non devono imporre ciò che non vogliono!

Per concludere questa risposta forse un pò troppo lunga: a essere sincero, ho tantissime idee in testa. Il problema con cui ci si scontra, però, è sempre uno: il tempo. Avendo sempre meno tempo a disposizione, (andare a vivere da soli incide parecchio :D) ho sempre meno spazio per la creatività e quindi devo pensarci bene prima di intraprendere una nuova strada, dato che la cosa che odio di più in assoluto è creare qualcosa che non è ai livelli che io mi ero prefissato.

  • Nel corso degli anni hai collaborato con tanti altri specialisti del settore. Vuoi dirci qualche nome su chi, a parer tuo, è da considerarsi come il più competente in ambito SEO?

Questa è la fatidica domanda a cui nessuno risponde. Credo di aver letto già decine di interviste su altrettanti siti, di vari colleghi SEO e non c’è mai stato uno che abbia sfornato effettivamente dei nomi (o chi lo fa, magari, cita colleghi della web agency in cui lavora o amici di lunga data, per non sfigurare). Quello è scontato! Inutile dire che Emanuele Tolomei è bravissimo, dato che la maggior parte di quello che so fare oggi è grazie a lui. Però se parlassi solo dei miei colleghi di agenzia sarebbe la classica risposta standard che ci si aspetta da una domanda del genere.

Prima di fare qualche nome, però, voglio chiarire un concetto: la bravura e la visibilità sono due cose diverse. Ci sono tantissimi SEO visibili e popolari, che partecipano a eventi, vengono citati spesso, ecc, che io considero poco bravi. In certi casi, ho ripetutamente visto con i miei occhi dei lavori pessimi e addirittura dannosi da parte di alcuni SEO molto visibili. Viceversa, ci sono dei SEO che risultano sconosciuti alla comunità, ma che hanno ottime capacità.

Un’altra cosa che va detta è la seguente: come fare per valutare la bravura di un collega?

La maggior parte delle persone che conosco le ho conosciute a eventi SEO, su forum, chat, social, e così via, ma non ho mai avuto modo di guardarle in azione. Non so effettivamente come lavorano, cosa fanno, che strumenti usano, in che modo risolvono i problemi, ecc.

Valutare la bravura effettiva dei colleghi è impossibile, non ho le informazioni sufficienti. Dovrei stare una giornata a fianco di ciascuno di loro per poter esprimere un giudizio tecnico sulla loro bravura.

Dato che è impossibile stabilire quale sia il SEO migliore se non lavorandoci insieme, io posso rispondere a una domanda differente, ossia: qual’è il SEO che NON CONOSCI direttamente, che è più interessante e contatteresti se tu fossi un cliente?

Ci ho riflettuto su un attimo e poi ho pensato a Fabrizio Ventre (seotopic.com). Non l’ho mai conosciuto né ci siamo mai parlati, quindi non ho idea se sia scarsissimo o un fenomeno, ma mi ha stupito il livello tecnico di alcuni post del suo blog. Non c’è la solita fuffa trita e ritrita che vedo su blog molto più visitati, spesso ci sono argomenti molto interessanti, originali e incredibilmente ben discussi. Si vede che non è il classico SEO che al massimo smanetta i meta su Yoast o i .php del tema, ma che è andato in profondità, anche lato programmazione, risolvendo problemi molto complessi con soluzioni efficaci.

Ringraziamo Danilo Petrozzi per la sua cortesia e disponibilità, vi diamo appuntamento a venerdì con la seconda parte dell’intervista.

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