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Vita da SEO: intervista a Davide Pozzi

Nuovo appuntamento, ormai consolidato, sul nostro blog con “Vita da SEO”, la rubrica dedicata ai protagonisti ed esperti di un settore in continua evoluzione come quello della SEO.

Dopo Jacopo Matteuzzi e Benedetto Motisi, questa settimana l’ospite del nostro blog è Davide Pozzi. Il suo sito, dal nome molto particolare tagliaerbe.com, è uno dei più consultati da chi lavora, o, ha intenzione di farlo, in questo campo. Da diversi anni Davide si occupa di marketingPR e advertising per Hardware Upgrade, uno dei più grandi portali d’informazione presente sul web per la tecnologia e l’informatica. Ecco di seguito l’intervista completa in cui ci racconta la sua esperienza personale e espone la sua opinione sul futuro della SEO.

  1. Una piccola curiosità: da cosa nasce il nome Tagliaerbe per il tuo sito?

Nasce dal titolo di un vecchio film sulla realtà virtuale del 1992, dal quale ho tratto il nickname (Tagliaerbe) che da sempre utilizzo online: qui ho spiegato la storia in dettaglio.

  1. Quando hai cominciato a svolgere questo tipo di attività?

Sono ormai 20 anni che vivo grazie al web. Ho iniziato infatti nel lontano 1995, aprendo un POP (punto di presenza di un Internet Provider) all’interno della mia cameretta (qui un mio piccolo video di quei bei tempi andati). Durante questo lungo periodo ho ricoperto ruoli di ogni tipo, approdando alla fine al web marketing (una decina di anni fa).

  1. L’attività SEO è in continua evoluzione, i cambiamenti nel motore di ricerca comportano anche delle modifiche nel lavoro di uno specialista del settore. Secondo te, in cosa è cambiata maggiormente la figura del SEO negli ultimi anni?

Penso che più i motori diventano “intelligenti”, più sono difficili da ingannare. Qualcuno ricorderà il successo degli spam engine, o delle pagine generate automaticamente tramite catene di Markov di un decennio fa: riuscivano a posizionarsi benino per un sacco di query di coda lunga, e han permesso a molti SEO (un po’ black hat…) di arricchirsi.

Oggi queste cose non sono (quasi) più possibili, e tutto sta andando nella direzione della “naturalezza”: in linea generale penso che il SEO debba inserire fantastici contenuti all’interno di un sito in grado di fornire una grande UX, lavorando sul lungo termine per incrementare la “brand awareness” del sito stesso.

E dovrebbe cercare in tutti i modi (questo è un mio “mantra” personale) di aumentare le conversioni, e non (solo) il traffico verso il sito web del cliente. Credo insomma che la figura del SEO stia evolvendo verso varie altre aree del marketing, pur rimanendo focalizzato sui motori di ricerca.

  1. Siamo nell’Era dei Social Network, piattaforme che raccolgono un “bacino d’utenza” enorme. Pensi che rappresentino una carta vincente per la SEO, oppure la loro influenza è sopravvalutata in merito all’indicizzazione di un sito web?

A parte l’influenza del “+1” (da loggati), non ci sono ad oggi prove che apprezzamenti ricevuti su social come Facebook possano migliorare il posizionamento in Google: in molti confondono correlazione e causalità, ovvero pensano che siccome una pagina ha ricevuto molti like e retweet, allora è solo grazie a quelli che si è ben posizionata in Google.

Io credo invece che sia normale che una risorsa eccezionale riceva un sacco di  link, commenti, condivisioni e altri “segnali”, ma che oggi Google abbia una “visione opaca” su tutti i social esterni a Google+: vedremo cosa cambierà, se e quando torneranno ad integrare Twitter nelle SERP…

  1. Nel tuo intervento sul testo “Manuale di SEO GARDENING” di Francesco Margherita hai descritto 7 leve di link earning. Secondo te, quale di queste può segnare la differenza in positivo per un SEO e quale invece nasconde tanti/troppi rischi?

La più pericolosa è la tecnica denominata “attack”, che consiste nello scagliarsi verso qualcosa/qualcuno con l’intento di generare un flame (e quindi attrarre traffico, buzz e link): se non si sa maneggiare bene questa leva, si rischiano grossi danni alla propria reputazione (anche perché attaccare qualcuno senza un buon motivo non è una cosa ben vista, soprattutto se ripetuta su larga scala).

Una tecnica molto raffinata, se la si sa utilizzare bene, è invece quella denominata “contrary”, ovvero produrre contenuti con all’interno un parere che va in una direzione contraria a quella della massa. In altre parole bisogna cercare di differenziarsi, di emergere dai concorrenti dicendo qualcosa di non scontato, di valore, di grande utilità per chi fruisce del contenuto stesso. Se si è bravi a fare la “voce fuori dal coro”, si possono ottenere ottimi risultati.

  1. Per quanto riguarda i contenuti, sembra che Google stia lavorando per dare più importanza all’aspetto semantico. Pensi che un SEO potrebbe essere avvantaggiato da un cambiamento del genere?

In generale è da qualche anno che i contenuti sono tornati di “gran moda”: ormai si parla infatti sempre più spesso di “content marketing” in relazione alla SEO. Penso che ne trarranno vantaggio i SEO che sanno scrivere molto e bene, e più in generale tutti i “web writer” che sanno produrre contenuti di grande qualità, con moltissime “sfumature” all’interno.

  1. Quant’è importante la programmazione per un SEO?

In generale è molto importante avere una buona “visione d’insieme”, e il lato tecnico ha una grande importanza (soprattutto se, per esempio, ci sono problemi sul server del cliente, o se il CMS è stato mal configurato). Se non si hanno certe competenze, è bene appoggiarsi a terzi: io credo che la SEO sia oramai una disciplina molto “sfaccettata”, ed è assai difficile che esistano SEO “onniscienti”.

  1. L’attività SEO è da sempre molto chiacchierata, quale pensi sia il futuro di questa figura professionale? Ci sarà sempre più bisogno di un SEO?

Penso che sarà sempre bisogno di una figura in grado di aumentare la visibilità di un sito web, con grande attenzione (come dicevo sopra) alle conversioni (ho ripetuto il concetto in vari post, fra i quali questo). A mio modesto parere, un SEO non deve essere un professionista capace di dirottare palate di traffico verso un sito lavandosene poi le mani, ma invece una persona in grado di incrementare vendite, compilazione di form, click sui banner e cose del genere. Nessun cliente vuole più traffico nelle sue statistiche di Google Analytics, se poi non vede anche dei risultati concreti: ecco perché parlo spesso di “conversionatore”, più che di SEO ;-)

Concetti chiari che denotano una preparazione fuori dal comune, le parole di Davide Pozzi possono aiutare chiunque si avvicini alla professione SEO ad avere le idee più chiare soprattutto su quali siano i reali obiettivi da perseguire nella propria attività.

Un ringraziamento da parte di Keliweb a Davide Pozzi per la cortesia e la disponibilità dimostrata.

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