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Corea del Nord responsabile dell’attacco a Sony, lo dice l’FBI

La notizia riportata nelle ultime ore è di quelle grosse, anche se il sospetto era molto forte: ci sarebbe la Corea del Nord dietro l’attacco hacker subito dalla Sony che ha portato alla cancellazione del film “The Interview”. Di questo sembra convinto in pieno l’FBI che sta conducendo le indagini già da qualche giorno, e la notizia ha già causato sgomento in tutto il mondo occidentale. Si sono avute anche le prime reazioni di personaggi di un certo spessore, come lo scrittore Paulo Coelho che ha offerto 100 mila dollari per i diritti del film, un modo che il celebre autore vuole proporre per ribellarsi alle minacce terroristiche che hanno portato i vertici del colosso nipponico ad annullare il film.

L’attacco hacker nei confronti di Sony Pictures è stato realizzato usando strumenti simili a quelli utilizzati lo scorso anno per attaccare banche e media in Corea del Sud.

Mentre l’FBI giudica “inaccettabile” il comportamento dei nordcoreani, gli esperti di sicurezza informatica lanciano l’allarm, sostenendo che tutto questo è solo l’inizio.

I numeri confermano che il cyber spionaggio è in continuo aumento: secondo un rapporto dell’amministrazione Obama, lo scorso anno ci sono stati 61 mila attacchi informatici e violazioni della sicurezza nei confronti dell’intero governo federale.

Come già abbiamo detto nel nostro precedente articolo in merito, allo stato attuale delle cose sembra proprio che i cyber-criminali abbiano vinto con la cancellazione del film-satira sulla Corea del Nord, scelta obbligata per la Sony Picture che ha dovuto registrare per questo delle pesanti perdite in Borsa.

Vincenzo Abate

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