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Attacco hacker a Sony per il film su Kim Jong-un

Attacco hacker nei confronti di Sony. Le ipotesi sui possibili responsabili si accavallano una sull’altra, addirittura circola una voce che sostiene che potrebbe esserci la mano nordcoreana dietro questo attacco che il 24 novembre ha colpito Sony Pictures, la divisione cinematografica del colosso nipponico, paralizzandone i sistemi informatici.

Secondo i media sudcoreani, l’episodio sarebbe legato al rilascio del film “The Interview“, una commedia che tra poco tempo esordirà nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. Un film che sarà basato sulla storia di un giornalista di un talk show e del suo direttore, interpretati da James Franco e Seth Rogen, che tentano di assassinare su precise istruzioni della Cia il leader nordcoreano Kim Jong-un grazie a un’intervista concordata. Una trama che prende di mira il leader nordcoreano, un’idea forse non proprio geniale visti anche i nervi tesi che corrono tra la Corea del Nord e il resto del mondo.

Fbi e Department of Homeland Security stanno cercando di chiarire il caso e di verificare l’ipotesi di una responsabilità hacker di Pyongyang.

Il caso è molto grave, dicono gli agenti del Federal Bureau of Investigation americano. L’Fbi ha invitato tutti i grandi gruppi a prestare la massima attenzione perché il «malware» lanciato da questi hackers si annida nei server e rischia di bruciare tutta la memoria. Intanto la Sony si è affidata a una società specializzata nella sicurezza cybernetica, la Mandiant, perché «Hacked by #GOP» ha minacciato di colpire ancora.

Dopo il trailer rilasciato a giugno, il ministero degli Esteri nordcoreano denunciò la pellicola come “evidente atto di terrorismo e di guerra” minacciando contromisure forti e spietate. Gli hacker, dopo l’attacco, hanno lasciato un’immagine di uno scheletro rosso firmandosi “GOP”, acronimo di Guardiani della Pace.

Una situazione difficile che incrina ancora di più i rapporti di Pyongyang nei confronti delle altre nazioni.

Vincenzo Abate

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