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11 strategie di content marketing (riviste)

Sul blog del TagliaErbe è stata pubblicata la traduzione di un articolo che ha suscitato notevole interesse, e che ci permettiamo in questa sede di analizzare con attenzione, visto che vari punti sono abbastanza controversi. Il blog in questione, per quanto proponga spesso argomentazioni valide e interessanti da discutere, a volte scivola in una tendenza piuttosto paradossale: riporta dati relativi al mercato americano, per esempio, senza far capire che non si tratta di trend paragonabili a quelli italiani (rischio di “passiva emulazione”).

Vediamo quindi, per chiarire un po’ le cose, come si possano rivedere delle buone strategie di content marketing per il mercato italiano.

 

1. Il tempismo NON è tutto!

Non ci sono dubbi che la tempistica del blogger sia fondamentale: essere il primo a parlare di un topic che diventerà tendenza è sempre gradevole ed utile ad incrementare i riferimenti al proprio sito, eppure c’è qualcosa che va notato. In altri termini, non è che ogni blogger debba seguire i trend di Google: se lo facessero tutti, sarebbe il caos. Il fatto che è i blogger dovrebbero occuparsi solo di argomenti che conoscono, con rarissime eccezioni, e senza cedere alla tentazione “commerciale” di trattare l’argomento X dell’affiliazione X, in altri termini: il rischio è quello di fare la figura dei sensazionalisti o, se preferite, degli incompetenti.

I ranking di Alexa, del resto, utilizzati come metrica di “popolarità”, sono quantomeno ingannevoli, visto che fanno riferimento alla quantità di persone che accetta di far monitorare il proprio traffico con l’installazione di un apposito plugin, ed il “calo” di Mahalo.com, ad esempio, potrebbe essere dovuto a cause differenti (es. le persone disinstallano in massa il software), trattandosi quindi solo di una correlazione (correlation does not imply causation!).

 

2. Quantità vs. qualità

Favorire la prima serve a raggiungere buone quantità di visitatori, spesso molto dilazionate nel tempo: inoltre, se scrivi 5 post al giorno di qualità è il massimo, e se ne fai 100 di bassa qualità ti arriveranno più visite, magari, ma di che tipo? I visitatori “passivi” passano spesso dal tuo blog per caso, generano traffico in un certo senso “artificiale”, non si iscrivono al feed, non si interessano ai tuoi banner, non commentano, non cliccano, aumentano il rimbalzo sul blog: a che servono? La qualità è sempre, tranne ovvi casi specifici (ad es. blogger retribuiti) da favorire sulla quantità, ed è piuttosto insensato far credere il contrario.

 

3. Lavorare sulle relazioni tematiche

Poco da aggiungere su questo punto, a patto di specificare la parola “tematiche”: avere molti contatti su Twitter, Facebook, Linkedin e Google Plus è certamente un’ottima cosa, qualora profili già famosi si interessi ai tuoi contenuti condividendoli spontaneamente. La cosa essenziale è non aggiungere persone a caso, perchè la rete non è semplicemente “numero”, e soprattutto perchè il rischio di passare per uno dei tanti che fanno spam è sempre altissimo.

 

 4. Assumere autori influenti competenti

Più che assumere nella scrittura del proprio blog autori “popolari”, sarebbe il caso di valutare la loro reale competenza: un conto è un articolo sui server virtuali scritto da un informatico, un altro è generato dalla fantasia di un copywriter: certo, la suggestione ha la sua importanza, ma è essenziale cogliere nel segno, dire cose reali, riportare esperienze dirette, preziose ed originali. Altrimenti il blogging stesso rischia di perdere di significato in toto.

 

5. Segui l’instinto, non i dati!

Chiaramente le statistiche di popolarità vanno tenute in conto, ma bisogna capire dove si reperiscano tali dati: quelli su internet sono spesso fasulli, fuorvianti o manipolati ad arte per deviare i competitor. Del resto perchè mai un blog famoso non dovrebbe fare attenzione a fare condivisione libera dei topic che gli portano molto traffico? A quale settore di mercato sono relativi quei dati? Siamo sicuri che i due settori siano paragonabili, in altri termini? Per cui è meglio seguire l’istinto, in fin dei conti: solo noi conosciamo il nostro mercato, il nostro pubblico, i lettori a cui ci rivolgiamo, e le nostre politiche se seguono troppo numeri “a casaccio” e senza fonti concrete rischiano di diventare un vuoto allenamento da palestra che non porterà mai a nulla.

 

6. Non è tutta questione di titoli

L’importanza dei title per il SEO è stabilita da numerosi esperti del settore, ma bisogna fare attenzione: non basta un bel titolo, se l’articolo al suo interno non è interessante. Google sa molto bene questa cosa, e cerca al tempo stesso di arginare chi voglia furbescamente guadagnare click e posizionamenti con un semplice titolo accattivante. Per testare la vostra bravura, nella pratica, provate a posizionarvi su una chiave molto competitiva con un articolo originale, processo nel quale sarà ovviamente coinvolto un bel titolo accattivante, ma al tempo stesso sappiate che ci vorrà anche un contenuto degno di questo nome (cosa sempre più difficile, in questi anni).

 

7. Perchè mai dovresti ripubblicare contenuti altrui?

Non si capisce davvero per quale motivo, dopo le parole spese per anni sui contenuti duplicati, si possa accettare una cosa del genere con leggerezza, e pubblicarla su un blog così importante: ripubblicare articoli su altri blog è sbagliato concettualmente, illogico da ogni punto di vista e rischia di far arrivare prima sui motori di ricerca il blog che ci ripubblica che il nostro. L’unica cosa interessante di questo punto da osservare, del resto, è che la suddivisione forzata in pagine di un articolo – suggerita come strategia, ndr – è, in molti casi, deleteria sia per l’usabilità che per i contenuti, che rischiano di essere spezzati in modo errato (questo perchè esistono dei plugin che effettivamente paginano gli articoli, ma la suddivisione va fatta eventualmente a mano ed in modo sensato, prima di scrivere).

 

8, 9. Perchè alimentare il fuoco il marketing altrui?

Certamente bisogna lavorare duro per far vivere un blog: tuttavia pensare di dover per forza spammare il proprio blog ai contatti email, commentare altri blog a casaccio oppure acquistare per forza pubblicità per iniziare (perchè non si sa come fare), è una forzatura indegna delle peggiori “markettate“. Non tutti possono permettersi, del resto, di acquistare blog altrui: è una mentalità molto imprenditoriale, ovviamente, ma è valida solo in alcuni casi. Molto meglio investire da subito su contenuti validi, ed avere buone idee (cosa tutt’altro che agevole, ma così è). Pensare bellamente che “i blog che generano 50.000 o 100.000 visitatori al mese possano essere comprati per poche migliaia di dollari“, inoltre, fa capire come il mondo dei blogger sia ancora visto come molto ingenuo e profondamente immaturo: speriamo che non sia davvero così.

 

10, 11 La vuota ossessione per “l’aggressività” e per la “quantità”

Gli ultimi due punti dell’articolo sembrano invitare ad utilizzare tecniche aggressive nei confronti dei lettori e, soprattutto, danno per scontato che la fidelizzazione dei lettori sia automatica in ogni caso: non è così, a volte anche ottimi contenuti faticano notevolmente e questo perchè, ad esempio, i lettori del settore di cui si occupa il blog non sempre cercano la qualità. Dipende dal topic: se uno vuole interessarsi di argomenti leggeri e “facili” faccia pure, ma non tutti possiedono questa attitudine, e dare per scontato il contrario è abbastanza fuori luogo.

 

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